Sui cocci dell’umano

Lingue di fuoco che si dividevano?

Oggi assistiamo a una nuova Babele. Una Babele secondo lo sguardo di Dio. Nell’Antico Testamento conosciamo bene l’avvenimento della torre di Babele. La torre fu costruita sul fiume Eufrate nel Sennaar (in Mesopotamia) con l’intenzione di arrivare al cielo e, dunque, a Dio. Secondo il racconto biblico, all’epoca gli uomini parlavano tutti la medesima lingua. Gli uomini volevano arrivare al cielo per farsi un gran nome e non essere dispersi su tutta la terra come Dio gli aveva comandato (Genesi 1,28: Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra). Ma Dio creò scompiglio nelle genti e, facendo in modo che le persone parlassero lingue diverse e non si capissero più, impedì che la costruzione della torre venisse portata a termine. Il nome di Babele, attribuito alla torre, è riconducibile all’ebraico bālal, che significa «confondere. 

Oggi, la nuova Babele rinnovata dallo Spirito si manifesta a partire dalle conseguenze della prima Babele: tutti parlano lingue diverse, ma c’è una differenza radicale infatti, se con la torre costruita dagli uomini giunsero a non comprendersi più, nell’avvenimento della Pentecoste tutti parlavano in lingue diverse, ma con il dono dello Spirito, tutti cominciano a comprendersi e rimangono meravigliati.

Le lingue di Fuoco dell’unico Spirito Santo si dividono per creare comunione a differenza della torre unica costruita dagli uomini perché tutti potessero vivere in comunione e raggiungere il Cielo, ossia Dio, che non ha funzionato. 

La Pentecoste è un ulteriore discesa di Dio a favore degli uomini: lo Spirito Santo Unico si divide, si spezza per permettere a tutti gli uomini di vivere nella comunione e di raggiungere Dio. L’unico Spirito Santo si frantuma perché i cocci dell’umanità, tutti i frammenti, potessero trovare in Dio la via maestra della comunione, della comprensione, della condivisione. 

Il grande dono dello Spirito Santo è l’amore vicendevole, il riconoscersi volto a volto, cuore a cuore, figli nel Figlio. Questo accade nella Pentecoste. Questo accade oggi. In questo mistero di comunione siamo immersi e tutto ciò che in noi ha il sapore della divisione dovrebbe stonare nella nostra vita e stridere nel cuore e nella mente invocando cammini nuovi di comunione. 

Camminate secondo lo Spirito

Se questo è l’avvenimento della Pentecoste, inevitabilmente questi sono i frutti: comunione, pace, amore, benevolenza, perdono, fedeltà, mitezza, bontà, pazienza, dominio di sé… a volte ci chiediamo se stiamo facendo o meno la volontà di Dio, se viviamo o meno secondo il Vangelo, qualcuno mi chiede come si fa a comprendere se si è o meno in comunione con il Signore: facilissimo! 

Quando nella nostra vita maturiamo i frutti dello Spirito – o patiamo se non ci riusciamo – significa che stiamo cercando di vivere la parola del Signore, da dare fiato alla voce dello Spirito che dimora in ciascuno di noi. Se, invece, in noi hanno la meglio sentimenti di rancore, durezza, impazienza, giudizio, disunione, tristezza, allora certamente siamo guidati da altro, o da altri, o dal Diavolo – Diaballo, ossia colui che per definizione divide e separa attraverso la menzogna nel gonfiare i nostri sentimenti e le nostre reazioni, facendoci vedere “mostri” dove in realtà non ci sono. 

Verrà il Paraclito

Allora, di nuovo, con forza, a mani a aperte e cuore spalancato, invochiamo il dono dello Spirito Santo. Gesù parla dello Spirito come di colui che ci consegnerà la verità tutta intera e ci spiegherà ogni cosa e toglierà il velo su ogni mistero che affligge la nostra vita: Dio, la morte, il dolore, perché il male, perché il bene… 

Gesù parla dello Spirito Paraclito, che significa avvocato, difensore. Questo Spirito ha il compito di difenderci perché Dio ci ama. Non smettiamo di farci amare da lui. Non smettiamo di credere nel suo amore, anche quando tutto ci porterebbe a credere il contrario. Dio mantiene le sue promesse!

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