audio omelia 29 domenica tempo ordinario – C – 2025
Trascrizione audio omelia
Mi pare che il cuore delle letture che abbiamo ascoltato, il tema principale su cui mi soffermerò, è il tema della preghiera. Nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato è chiarissima la parabola sulla necessità di pregare sempre senza stancarci mai.
Allora mi pare che la prima lettura e il Vangelo ci offrono due fotografie dalle quali poter ricavare l’abc, una grammatica sulla preghiera e questo proverò ad offrirvi.
Faccio prima un riassunto delle due fotografie che ci vengono offerte. Nella prima lettura, quella del libro dell’Esodo, abbiamo Mosè. abbiamo una battaglia, e c’è Mosè che sostiene la battaglia con la preghiera. Va sul monte accompagnato da Aronne e Cur e comincia a pregare e prega non semplicemente con la bocca, ma anche con il corpo, infatti è in piedi e con le mani alzate verso Dio.
Addirittura viene detto nel libro dell’Esodo che quando lui si stancava e abbassava le mani la battaglia andava verso la perdita, quando le rialzava il suo popolo vinceva.
E a un certo punto Mosè si stanca, gli cadono le braccia e quindi Aronne e Cur gli mettono prima un masso perché si possa sedere e poi Aronne da una parte e Cur dall’altra sostengono le braccia di Mosè affinché lui possa continuare a pregare con le mani alzate e quindi vincere. Questa è la fotografia della prima lettura per quanto riguarda il tema della preghiera.
Nel Vangelo invece abbiamo un giudice, uomo di potere, disonesto. Dall’altra parte abbiamo una vedova. Come sapete, credo ormai sia abbastanza risaputa la cosa, nel contesto dell’antico testamento di quegli anni del popolo ebraico…la donna non aveva alcun potere, nessuna voce in capitolo. Vedova ancora peggio perché voleva dire che non aveva nessun uomo che la potesse sostenere. La donna è il simbolo della debolezza, della fragilità. Eppure questa donna riesce ad ottenere giustizia da un uomo giudice di potere disonesto. Queste sono le due fotografie.
Da queste due fotografie ricavo, come dicevo prima, una grammatica della preghiera. Noi in questo momento stiamo pregando perché questa è la celebrazione eucaristica.
Quindi il primo passaggio, il primo elemento fondamentale della preghiera qual è? Quello di avere fiducia che quando io prego c’è dall’altra parte qualcuno che mi vede e mi ascolta. Dovrebbe essere scontata questa cosa. Affermo questo perché Mosè non prega solo con la bocca, quindi non c’è solo ascolto, ma prega anche con il corpo. Quindi Mosè ha piena consapevolezza, crede, che dall’altra parte ci sia un Dio che sta ascoltando e lo sta vedendo.
Quindi quando noi ci mettiamo a pregare, ecco la provocazione, abbiamo sempre questa consapevolezza, cioè in questo momento che siete qui, siete consapevoli che in questo momento Dio ci sta guardando e ascoltando? Abbiamo fiducia e fede in questo? Se la risposta è sì, primo step, primo passaggio della grammatica della preghiera che ci viene offerto oggi: raggiunto. Se a volte abbiamo dei dubbi, dobbiamo magari ancora crescere su questa cosa qua. Secondo step, secondo passaggio, è che la preghiera è fatta anche di fragilità Vangelo e stanchezza. Interessante che nel Vangelo abbiamo pregare senza stancarci mai sfido chiunque.
Per fortuna l’Antico Testamento abbiamo Mosè che si stanca. Allora andiamo sulla fragilità prima. La fragilità per la donna non è un limite.
Quella donna poteva piangersi addosso: sono sola, sono donna, non valgo niente, la mia parola non ha nessun potere. Ho di fronte a me un giudice, un uomo di potere disonesto, ma chi me lo fa fare? Non mi ascolterà mai. Invece, paradosso, la vedova forte della sua fragilità, insiste. Come dire: sì è vero, io non ho voce, io non ho nessun potere quindi ho un’unica arma: insistere rompere le scatole, dare fastidio trasforma la sua fragilità non in mi piango addosso e mi nascondo, ma agisco vado oltre.
Cos’è la preghiera? È fare esperienza anche delle proprie fragilità, dei propri limiti e la donna ci dà una strada: trasforma questi limiti e queste fragilità in scelte audaci, in coraggio, in qualcosa di nuovo. So che non è facile, ma questo ci offre il Vangelo e mi pare molto accattivante.
Dall’altra parte abbiamo Mosè che si stanca. Faccio un passo indietro: chi è Mosè? È un big dell’Antico Testamento. È il famoso pastore che si fida di un roveto ardente e, da lì, parte, va a liberare il popolo di Israele dalla schiavitù d’Egitto. È l’uomo delle 10 piaghe, col suo bastone fa cose inaudite. È l’uomo che accompagna nel deserto il popolo di Israele, di fronte a un popolo che a un certo punto è ingrato, si stanca, si lamenta, fanno il vitello d’oro. Cioè questo è Mosè.
Eppure questo omone, lo chiamo così perché voglio dire questo gigante della fede, anche lui, wow, si stanca. Gli cadono le braccia, non ce la fa più. Ecco per me è molto consolante.
Quindi se a volte vi stancate nella preghiera, ricordatevi di Mosè, del Mosè di oggi. Si stanca.
Il quarto elemento che attorno a lui ha qualcuno che lo ama. Aronne e Cur che si accorgono che lui si stanca e sono pronti a sostenerlo. Quindi preghiera che cos’è? È credere che c’è qualcuno che ci vede e ci ascolta, è mettere in conto le fragilità della nostra vita che non sono un punto di debolezza ma possono diventare un punto di forza, è mettere in conto anche la stanchezza (non ce la faccio più a pregare perché tanto Dio non mi ascolta) e quindi di fronte a questo cosa posso fare? Piangermi addosso oppure chiedere aiuto?
E se non ce la faccio a chiedere aiuto, far vedere che ho bisogno. Non so se avete notato: Mosè non chiede aiuto, ma fa vedere che ha bisogno, gli cadono le braccia, è importantissimo questo.
A volte noi ci teniamo tutto dentro, dobbiamo essere sempre forti, non devo fermarmi, non posso permettermi di stare male. Non l’avete mai detto nella vostra vita?
Io sì, lo dico. Poi ti arriva un’influenza che “te coppa” per 10 giorni e stai male. Non posso permettermi, no, Mosè si permette di non farcela. Mosè si permette di farsi cadere le braccia e così si accorgono, quelli che gli stanno attorno che ha bisogno di aiuto. Ascoltavo l’altro giorno, secondo me queste sono le coincidenze belle della provvidenza, mi è arrivato un video su Instagram. C’era un uomo, adesso non mi ricordo chi fosse però fidatevi, che raccontava una cosa che gli è capitato con una sua amica.
A un certo punto incontra una sua amica gli dice quella volta che io avevo bisogno di te, tu non te ne sei accorto e questo cade: ma quando è successo questo? Quella volta che ti ho scritto, quel messaggio lì. Allora lui prende il cellulare, va su WhatsApp, cerca, va sul suo nome e trova quel messaggio e il messaggio diceva così: Ciao come stai? Vuoi venire a trovarmi? E lui dice, ma questo è il messaggio? E la sua amica dice sì. Questo era il messaggio e lui gli dice e lui gli aveva risposto guarda adesso ho un impegno ci sentiamo più tardi… quante volte capita. E lui dice, ma io come facevo a capire che questa era una richiesta di aiuto?
La donna, la sua amica non gli ha fatto vedere come Mosè che gli cadevano le braccia, sperava che lui se ne accorgesse. E allora diceva, concludeva così questo video, che alcuni scienziati affermano che una persona che è sotto stress, che è nella fatica, se è insieme ad un’altra persona che non sta vivendo lo stesso disagio, bastano otto minuti per non per risolvere il problema, ma per rasserenarsi, un po’ risollevarsi. Basta la vicinanza di una persona positiva otto minuti. Allora gli ho detto: Guarda la prossima volta che hai bisogno, mandami un messaggio e scrivimi otto minuti Così io capirò che hai bisogno.
Che bello far vedere che abbiamo bisogno. Non pretendere che gli altri si devono accorgere, eh ma tu non ti sei accorto. Ma tu dici, chiedi, se non vuoi chiedere, fai vedere che non ce la fai più.
Io credo che nessuno di noi non abbia attorno a sé un Aronne o un Cur o una pietra che ci possa sostenere. E se fosse così, venite qua. Noi siamo qua. Io credo sia questo l’intento.
Ultimo passaggio e chiudo sulla preghiera è Aronne e Kur. Se è vero tutto quello che ho detto, è altrettanto vero che tutto questo funziona perché comunque Aronne e Cur si accorgono che lui, Mosè, non ce la fa più.
Quindi da una parte siamo chiamati noi a far vedere quando abbiamo bisogno. Dall’altra parte siamo chiamati noi a essere attenti a chi ha bisogno, perché a volte ci sono persone che fanno vedere che non ce la fanno più, ma siamo talmente presi da noi stessi da non accorgerci. Io credo che anche questo sia preghiera avere occhi attenti verso gli altri pronti ad aiutare quando ci accorgiamo che non ce la fanno più.
Grazie don Vanjo per le parole belle e utili della sua omelia
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