L’ACQUA SCORRE NELLA BIBBIA: le grandi acque (Gen 1 e 6-9)

Nella Bibbia l’acqua è l’elemento della vita, della morte, della purificazione, della fertilità. L’acqua ha una sua specificità, come materia che difficilmente si può imbrigliare, senza togliere nulla agli innumerevoli benefici che porta con sé. Ad esempio l’inondazione stessa che porta distruzione e morte nel contempo, dopo il deflusso delle acque, deposita il limo che rende fertile il terreno prima devastato L’acqua spesso appare nella sua doppia valenza di morte e di nascita: docile creatura solo nelle mani dell’Altissimo che la libera o la trattiene Nella Bibbia il rapporto tra l’uomo e l’acqua può essere sintetizzato: a) l’acqua come potenza impetuosa ed irresistibile che nel suo continuo scorrere esprime la transitorietà delle cose b) l’acqua primordiale portatrice di vita c) l’acqua espressione di purificazione d) il fiume della sapienza che sgorga da Dio

Futuro

Ma Gesù cosa fa? Non parla subito. Gesù prende tempo. Il perdono è un lavoro e per questo motivo esige tempo, chiede di prendere tempo, di scrivere per terra, di cambiare lo sguardo, il punto di vista. Con il gesto di scrivere per terra, Gesù obbliga a cambiare lo sguardo, il punto della prospettiva, non più rivolti verso la donna, ma verso il suo dito che scrive per terra, verso la terra, come a dire che proprio dalla terra umile può iniziare un nuovo percorso di perdono, di ammissione di colpa, di giudizio.

Capovolgere il dolore in abbracci

“Un padre che corre incontro al figlio, perché ha fretta di capovolgere il dolore in abbracci, di riempire il vuoto del cuore. Per lui perdere un figlio è una perdita infinita. Non ha figli da buttare, Dio. Un padre che non rinfaccia, ma abbraccia; non sa che farsene delle scuse, perché il suo sguardo non vede il peccato del figlio, vede il suo ragazzo rovinato dalla fame. Ma non si accontenta di sfamarlo, vuole una festa con il meglio che c’è in casa! E non ci sono rimproveri, rimorsi, rimpianti. Un Padre che infine esce a pregare il figlio maggiore, alle prese con l’infelicità e tenta di spiegare e farsi capire ma non ci riesce”. (E. Ronchi)

Sii interessato e stupido

Mentre Mosè lavorava, stava pascolando, viveva la sua quotidianità. MENTRE, Mosè stava facendo tutto questo, Dio si presenta a Lui con un fatto straordinario: non tanto il roveto che brucia (chissà nel deserto quanti se non possono incontrare), ma il roveto che brucia senza consumarsi. Questo cattura la sua attenzione, lo incuriosisce e si avvicina per vedere meglio.

Tu sei, l’innamorato!

In questo gesto Dio si fa debole per rendere forte Abram, in questo gesto è come se Dio dicesse: Abram so che non riuscirai a mantenere fede al tuo impegno, so che cadrai, so che sei un uomo debole, eppure ti scelgo e, non solo, sarò io a garantire per te davanti a te stesso e agli uomini. Ancora una volta Dio si rivela come un grande innamorato degli uomini, un Dio che non teme di abbassarsi verso di noi affinché noi possiamo essere innalzati e vivere da veri figli.

Nei campi di Boaz, un Dio viandante, discreto compagno di chi ha il cuore rotto, incontro con Lidia Maggi

Dire Dio nel quotidiano Dove cerchiamo Dio? Spesso lo collochiamo nei santuari, negli spazi sacri tra i santi a lui graditi, ma nella Bibbia più spesso Dio si fa vicino tra la gente qualunque, uomini e donne in affanno nella loro vita di tutti i giorni. Ed è lì che Dio pianta la sua tenda, il suo santuario. Proponiamo dunque un percorso biblico in tre serate alla riscoperta di questo Dio della casa. Lo incontreremo tra persone ordinarie, spesso vulnerabili e imperfette. Un Dio vicino, quotidiano che non ha paura ad entrare nelle contraddizioni della vita di tutti i giorni.

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