Morti … ma che sono vivi

omelia commemorazione fedeli defunti – C- 2025



Trascrizione audio omelia

Ieri abbiamo celebrato la festa, la solennità di tutti i santi morti e vivi. Penso che ci sono anche santi vivi, probabilmente anche qui dentro c’è qualche santo, vivo.  Oggi celebriamo la solennità, la commemorazione, la festa di tutti i morti che sono vivi.  Questo dice la nostra fede ed è importante ricordarcelo oggi. 

Oggi festeggiamo la festa di tutti i morti, lo ripeto, che sono vivi. Tanto che la festa di oggi, come potete vedere sul foglietto, ma lo sapete benissimo, si chiama Commemorazione di tutti i fedeli defunti. E la parola commemorare che vuol dire ricordare insieme ha un significato molto profondo dal punto di vista spirituale cristiano biblico, cioè quando si parla di commemorare non significa semplicemente ricordare. Non so se in questi giorni siete andati in cimitero, o andate oggi o nei prossimi giorni o quando andate, per noi cristiani commemorare non è solo un ricordo di quella persona che oggi non c’è più, c’è questo ricordo nostalgico di cose che sono accadute insieme con il defunto, ma che il defunto non c’è più. Commemorare biblicamente parlando, spiritualmente parlando, cristianamente parlando vuol dire rendere presente qualcosa, qualcuno che non c’è più. Quando io faccio fra poco memoria, commemorare, memoria delle parole di Cristo sul pane e sul vino, come dico spesso, quel pane e quel vino oggi diventa corpo e sangue di Cristo realmente. 

Quando noi facciamo memoria dei nostri fratelli defunti, noi diciamo, facendo memoria, crediamo facendo memoria, affermiamo, facendo memoria, scusate se insisto, ma spero rimanga, che questi fratelli che ci hanno preceduto alla vita eterna sono vivi e presenti.  E mi rendo conto che questo lo devo dire con forza, perché permettete che mi tolga qualche sassolino nella scarpa, a volte lo faccio su in qualche funerale, ma poi oggi ne approfitto, visto che la commemorazione dei fedeli è di domenica capita raramente, che la parola morte ormai non si dice più. Provate a pensare, quando muore qualcuno che cosa si dice? È scomparso. Non si dice così? Oppure l’altra parola è: è mancato. Cioè a me manca il pane, lo zucchero, mi manca di fare la spesa, ma non mi manca la persona.

Ecco il rischio che anche nel nostro linguaggio cristiano entrano queste due parole, che però non dicono quello che stiamo celebrando. Dire che una persona è scomparsa vuol dire che non c’è più. Che la devo cercare da qualche parte, ma non so dove. E dal punto di vista cristiano non è così quando noi moriamo, non diventiamo fumo, non spariamo, non…ma entriamo nell’abbraccio di Dio Padre. Questo vuol dire la nostra fede.  Quando uno di noi muore non manca ma è presente. 

Ecco, io credo che sia importante anche nel nostro linguaggio quando parliamo di morte: togliere – se riusciamo – la parola scomparire e mancare perché, sapete, le parole sono potenti e se continuiamo a dirle a un certo punto ci crediamo anche. Se io continuo a dire che una persona morta è scomparsa o è mancata a un certo punto ci credo. E non avrebbe senso la festa di oggi. Commemorare vuol dire rendere presente non semplicemente qualcuno che non c’è più, ma qualcuno che c’è ancora in maniera diversa. Questo vuol dire quindi che non può essere né scomparso né mancato. Oggi facciamo memoria di coloro che sono vivi in modo misterioso, diverso, ma vivi. 

E perché posso dire questo e concludo? Lo posso affermare attraverso un versetto di San Paolo che abbiamo ascoltato a un certo punto dice, proprio all’inizio, dice: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”. Io posso dire che i miei fratelli e le mie sorelle che sono morte sono vivi, Perché? Perché c’è l’amore. 

Se vuoi che qualcuno nella tua vita rimanga in eterno: amalo. Questo è l’annuncio. Capite allora che quando Gesù dice “amatevi gli uni gli altri” non è semplicemente: vogliamoci bene, ma c’è molto di più. Perché l’amore evangelico ha la potenza di vincere la morte.  Provate a pensare e vi lascio questa immagine. Quando Gesù appare risorto, che cosa accade? Non lo riconoscono subito perché qualcosa certamente cambia. E allora cosa fa Gesù? Mostra ai discepoli che cosa? Le mani e i piedi e la ferita sul costato. 

Che sono i segni di che cosa? Dell’amore. Ciò che rimane è l’amore. 

Gesù viene riconosciuto per i segni dell’amore.  Vuoi che qualcuno rimanga in eterno anche dopo la morte?  Ripeto, ama e sii amato: questo è l’invito di oggi.  Allora, se andate in cimitero oggi pomeriggio o nei prossimi giorni o quando andrete, cercate di andare con questa consapevolezza.  Io non vado a portare i fiori a una persona che ho amato e che non c’è più, che è scomparsa, che è mancata. No. Io vado a fare un gesto, certo di devozione, di affetto, chiamatelo come volete, per una persona che io credo che è ancora viva non solo nei miei ricordi – troppo poco – ma è viva nella memoria eterna di Dio dove un giorno tutti crediamo ci ritroveremo.

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