Allenati all’ingratitudine

Il Vangelo ci presenta un’altra possibilità: la possibilità di scappare. Quante volte nella vita sopraggiunge questa tentazione: fuggire, ritirarsi dal confronto, rifiutare un dialogo, chiudersi in sé stessi. I discepoli cadono nella tentazione di fuggire da questo Gesù e da quello che Egli annuncia. Gesù, infatti, continua ad avvertire i suoi intimi su quanto sarebbe accaduto a Lui, alla sua vita, alla sua morte. Li avvisa perché non si spaventino, non si scandalizzino. Gesù desidera prepararli. E loro cosa fanno?

Effatà!

La storia di Dio con gli uomini è una storia fatta di paradossi. Cos’è un paradosso? Il paradosso per definizione è una conclusione apparentemente inaccettabile, che deriva da premesse apparentemente accettabili per mezzo di un ragionamento apparentemente accettabile e porta a qualcosa d’inaccettabile perché inaspettato.

Ma tu chi sei?

Quanta umiltà è chiesta per essere e soprattutto rimenare discepoli del Signore? Una DOLCE UMILTÀ. Sì perché l’umiltà che ci è chiesta è necessaria per essere inondati della presenza di Dio. Il libro dei Proverbi racconta come la Sapienza chiami a sé gli inesperti e i privi di senno per dare loro l’occasione di mangiare e bere e indicare loro la via dell’intelligenza. Vogliamo essere sapienti? Allora il primo passo è riconoscere di essere inesperti e o privi di senno.

Datti da fare!

Il grande profeta Elia è in crisi a tal punto che desidera e chiede la morte al suo Dio. Forse stanco di predicare la parola di Dio o deluso per la poca accoglienza di essa e chissà forse per un rapporto inaridito con Dio… insomma Elia fa qualcosa di molto grave: chiede la morte e si corica in quel sonno che anticipa la morte che bramava.

Man hu

L’ingratitudine entra nel cuore del popolo liberato e cominciano a lamentarsi e perché? Perché aveva fame, perché la pancia brontolava un po’, perché i loro stomachi erano vuoti e... “Ah, fossimo morti - dicono – seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà”.

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