Dove sei?

I discepoli continuano ad avere paura

Hanno timore che i Giudei se la prendano con loro, dopo aver ucciso Gesù, temono per la loro vita. Hanno abbandonato Gesù sulla croce ed ora continuano a tradirlo sebbene l’annuncio del mattino di Pasqua delle donne, sebbene lo stesso Pietro insieme al discepolo che Gesù amava erano andati al sepolcro a verificare quello che le donne avevano detto e videro la pietra ribaltata, il sepolcro vuoto, le bende, e videro e credettero… nonostante tutto questo i discepoli sono chiusi in una stanza e continuano ad avere paura. I loro cuori ancora dubitano. Il tempo della paura, del dubbio, dell’assenza di Dio bussa continuamente da sempre alle porte della vita degli uomini. Sono esperienze umane. Sono esperienze nostre, che viviamo e che molte volte non scegliamo ma ci cadono addosso come dei macigni. 

Il rischio, in queste situazioni, è chiudersi, rimanere nel proprio dolore, nel proprio silenzio, nella propria solitudine, a porte chiuse, accerchiandoci, forse, da persone che ci compatiscono. 

Eppure ai discepoli del vangelo, in questo tempo di tenebra, accade qualcosa di straordinario entra il Risorto, a porte chiuse per dire che non era con lo stesso corpo di prima, ma trasformato e per sottolineare che i discepoli non avevano aperto. Gesù entra. Il Risorto, entra. Non attende che i suoi smettano di avere paura: il Risorto vuole abitare la nostra paura. Non attende che i suoi discepoli aprano le porte: lui vuole attraversare le porte chiuse del dolore per annunciarci la sua presenza. Egli entra in loro per rimanere con loro e per donare la sua pace definitiva, stabile, fondante: Pace a voi! 

Chiediamo al Risorto di entrare in noi, nelle nostre paure, domande e preoccupazioni. Facciamolo entrare, chiediamo al Signore di entrare nella nostra confusione. Sia questa la nostra preghiera del tempo pasquale che ci è donato. 

Gesù dopo l’annuncio di pace alitò su di loro. 

E così Gesù non si accontenta di confermare i discepoli nella loro fede, Gesù dono loro il suo alito, il suo Respiro, o, chiamato altrimenti, il suo Spirito.  

Non siamo soli, se credessimo almeno un po’ nella potenza dello Spirito Santo che dimora dentro di noi! Se imparassimo ad invocarlo nelle situazioni complicate delle nostre vite! 

E infine abbiamo Tommaso!

Chi è e cosa fa? È un discepolo che non rimane chiuso con gli altri e se ne va in giro. I motivi possono essere diversi, ne sottolineo due: il primo è in giro perché crede nella risurrezione e quindi non ha paura di mostrarsi e rischiare la vita per Gesù; il secondo è in giro perché è talmente deluso e disgustato dei fatti accaduti che non riesce nemmeno a stare con gli altri discepoli e se ne va. I suoi occhi hanno visto troppo dolore, l’assenza del suo Signore lo fa troppo soffrire e non può resistere a rimanere con gli altri a ricordare e non accetta l’annuncio di Maria di Magdala: Ho visto il Signore e se ne va!

Ha bisogno di aria, di tempo per pensare, di ripensarsi. 

Ma quando torna accade qualcosa di imprevedibile i discepoli gli dicono di aver visto il Signore e lui va fuori di se, si arrabbia e provoca il suo Amato Gesù che aveva seguito: Se non metterò… le mie mani nelle ferite non crederò! 

Tommaso accecato da sé stesso tenta il suo Signore e rimane in attesa e così l’ottavo giorno, memoria della Risurrezione di Gesù, la nostra domenica, quando erano tutti riuniti, Gesù appare. Gesù ascolta la provocazione di Tommaso per non perderlo. Gesù cede alle debolezze del discepolo Tommaso e alla sua durezza di cuore per non perderlo e conquistarlo. Gesù si presenta a Tommaso per non perderlo, per conquistarlo e per amarlo a partire da dove lui si trova.

Un invito? Chiediamoci dove siamo, dov’è la nostra fede, dove sono le nostre scelte, i nostri desideri anche quelli meno dignitosi, le nostre durezze e le nostre provocazioni verso Dio e lì troveremo il Risorto.


Le letture le puoi trovare

qui


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