trascrizione audio omelia
La prima lettura che abbiamo ascoltato e il Vangelo – mi soffermerò su queste due letture – ci offrono la possibilità di riflettere sul tema della preghiera. È abbastanza chiara questa cosa qua! Su quali dovrebbero essere gli atteggiamenti di una preghiera autentica ed efficace e mi pare anche che oltre ad offrirci questi atteggiamenti fondamentali che dovrebbe avere una preghiera autentica ed efficace, gli stessi atteggiamenti secondo me potrebbero essere utili anche per quanto riguarda le relazioni di tutti i giorni.
Quindi cerchiamo un po’ di metterci in ascolto di queste letture nella prima lettura, quella del libro del Siracide ci viene ricordato in qualche modo, faccio una sintesi che l’atteggiamento o meglio i due atteggiamenti fondamentali affinché una preghiera sia efficace e autentica sono la fede e la fiducia, che sembrano scontati ma forse non sempre sono così scontati.
La fede in che cosa? Lo dicevo qualche domenica fa e oggi lo ripeto la fede che nel momento in cui io mi metto a pregare c’è davvero dall’altra parte – per quanto ci riguarda noi cristiani – un Dio di Gesù Cristo presente. E uno dice beh, è sempre così, cioè quando ci mettiamo a pregare davvero in quel momento in cui consapevolmente decidiamo: bene adesso mi prendo un secondo, 10 secondi, un’ora di tempo durante la messa e mi metto a pregare e facendo questo gesto io ho la piena consapevolezza che davvero dall’altra parte c’è un Dio? C’è Cristo, c’è il Signore presente?
Questa è la consapevolezza della nostra preghiera, la fede della nostra preghiera. Se non c’è questa salta tutto ma poi approfondirò col Vangelo. Dall’altra parte la fiducia che c’è un Dio che è presente, ma non solo è presente, ma mi ascolta. È il passaggio ulteriore io ho fede che lui c’è e io ho fiducia che lui in quel momento che è presente mi sta ascoltando.
Provate a applicare questo nelle relazioni di tutti i giorni. Il primo punto è abbastanza facile. Io ho fede che in questo momento che sono a casa a tavola con i miei genitori con i miei amici in questo momento che quella persona è presente con Dio forse è più difficile, ma con le persone, insomma anche qui io ho fede che voi ci siate almeno fisicamente.
Non sempre ho fiducia che dall’altra parte ci sia veramente un ascolto. Pensate alle vostre relazioni, quando mi mettete in relazione con qualcuno, io ho fede che tu ci sia perché sei qui con me non sempre ci ascoltiamo veramente. Ecco, fede, fiducia, tu ci sei, tu mi ascolti. Questa è la preghiera. Questo dovrebbe valere anche per le relazioni di tutti i giorni.
Ma poi il Vangelo ci offre altri spunti di riflessione. intanto chi sono i protagonisti del Vangelo. C’è un fariseo e un pubblicano. Chi è il fariseo? Un osservante della legge. Chi è il pubblicano? Un peccatore pubblico. Pubblicano il nome era dato apposta un peccatore pubblico solitamente mi viene da sorridere era un esattore delle tasse, uno che rubava i soldi perché aumentava le tasse dell’impero romano per intascarsi lui qualcosa. Il pubblicano era questo, quindi, un ladro che rubava addirittura sui poveri non i ricchi.
E poi dall’altra parte il fariseo che era un osservante delle leggi, ma il fariseo – del Vangelo che abbiamo ascoltato – era un fariseo super Perché? Io digiuno due volte alla settimana. Non era chiesto questo dalla legge, la legge prevedeva due digiuni all’anno. Io digiuno due volte alla settimana. Poi, pago le decime di tutto quello che possiedo. Non era chiesto questo dalla legge. La legge prevedeva che tu dessi la decima del raccolto dell’anno di quel momento. Quindi se uno aveva dieci campi non pagava la decima sui dieci campi, pagava la decima sul raccolto che quei dieci campi. Io sono proprietario terreno di tot do la decima, non di tutti i terreni, ma di quel raccolto che quell’anno aveva prodotto. Invece lui dava la decima di tutto quello che possedeva, quindi era un fariseo che dava troppo di più era il migliore in assoluto Eppure Dio – dice l’Evangelista Luca – uno va a casa giustificato, cioè salvato, perdonato, amato l’altro no.
Chi? Il pubblicano peccatore pubblico va a casa salvato il ricco o meglio scusate il fariseo perfetto, super perfetto, No. Perché? Il fariseo pregava così tra sé: primo errore. Cosa dicevo? La preghiera è fede e fiducia tu ci sei tu mi ascolti tu.
Il fariseo pregava tra sé. Dopo, è vero, che inizia: O Dio ti ringrazio, ma… o Dio ti ringrazio perché io sono super. Cioè tu in realtà sei un accessorio, esisto io, esisto io, esistono tutti gli altri che sono peggio di me. Chi è il centro? Io. L’Evangelista Luca è straordinario pregava così tra sé. Dio non c’entra niente su questa preghiera qua. Potremmo dire oggi si parlava addosso si autoincensava. Ecco a volte il rischio della preghiera è che sia questo. O forse noi non cadiamo nel dire Signore guarda che bravo che sono. Però forse cadiamo nella seconda parte oltre il danno e la beffa, cioè oltre il danno di dire guarda che bravo che sono, prego tra me e me c’è la beffa non sono come gli altri. C’è un giudizio contro gli altri. Cioè, tu non puoi pregare Dio ed essere spietato con gli altri. Tu non puoi pregare Dio e mettere nella tua preghiera un giudizio contro gli altri. E a volte sapete, capita, eh magari a voi non capita, però a volte capita. Faccio un esempio, conosco una persona che mi fa del male e io cosa faccio signore ti prego fa che questa persona cambi fa che questa persona si converta fa che questa persona la smetta di comportarsi male. È la stessa cosa, eh. Che poi, se oggettivamente questa persona fa così, per carità, non è che noi dobbiamo non vedere le cose, però la preghiera autentica dovrebbe essere questa: Signore ti affido questa persona qui. Tutto ciò che metto dopo questo rischia di diventare un giudizio e non è più preghiera è giudizio. Questo ci insegna il Vangelo che abbiamo ascoltato.
Quindi la preghiera autentica, fiducia, fede, tu ci sei tu mi ascolti e poi? Io lo dico così: c’è uno scambio di doni nella preghiera che il fariseo non fa. Il fariseo c’è lui, lui e solo lui. Non c’è nessun scambio con Dio. Mentre con il pubblicano lo scambio c’è e voi dite di cosa? O Dio abbi pietà di me, peccatore. Cioè il pubblicano è pienamente consapevole della sua situazione. E cosa da a Dio? Se stesso! Signore, sono questo. Sono sto schifo qua. Io questo ti do, non posso darti altro. Ti do quello che sono: il mio peccato, i miei errori, le mie mancanze, il mio essere ladro, il mio essere pubblicano questa è la mia verità questo io sono. E Dio cosa fa? Da il perdono. Sentite lo scambio di doni. Io ti do quello che sono, Dio mi dà quello che è, amore incondizionato, meraviglioso.
Questo dovrebbe essere la preghiera.
Questo dovrebbero essere i rapporti di tutti i giorni. Tu ci sei, tu mi ascolti e ci scambiamo dei doni d’amore.
Provate a pensare che bello sarebbe applicare questo nella nostra quotidianità. Quando non c’è tempo per esserci, non c’è tempo per ascoltarci non c’è tempo per amarci. Forse ho detto qualcosa di grande, però non so se è proprio lontano dal vero questo.
Ecco, mi pare che queste cose, questi atteggiamenti che le letture ci offrono sulla preghiera ci possano se vogliamo darci uno spunto per interrogarci sulla nostra preghiera. Incominciando da qui: ora noi siamo qui. Siamo consapevoli che in questo momento: Dio c’è. E mi ascolta e il suo dono oggi è? l’Eucaristia.
Ho concretizzato quello che abbiamo appena ascoltato nelle letture di oggi e noi in questo scambio di doni, cosa vogliamo dare al Signore?
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