Omelia Basilica Lateranense
Trascrizione audio omelia
La chiesa che è madre
Come potete leggere sul foglietto, sulla prima facciata, oggi celebriamo una festa particolare: la festa della dedicazione della Basilica Lateranense.
Una festa così importante che addirittura quando cade di domenica sostituisce le letture della domenica stessa, cosa che capita solo quando ci sono le feste del signore.
Allora ieri mattina, racconto un piccolo aneddoto, mi arriva un messaggio da un mio amico prete e mi scrive: “Ma domani – cioè ieri era sabato –è la festa della dedicazione della Basilica Lateranense?”. E gli scrivo: “Sì” e lui risponde: “Ma alla nostra gente, lui è qui da Treviso, cosa interessa che oggi sia la festa della Basilica Lateranense di Roma?”. E a voi cosa interessa?
Cioè cosa cambia a noi di Mogliano, della parrocchia del Sacro Cuore, sapere che oggi è la festa del giorno in cui la Basilica Lateranense è stata benedetta e consacrata e quindi era possibile celebrare l’Eucarestia.
Allora dovete sapere che la Basilica Lateranense è la chiesa più importante del Vaticano e no, è San Pietro? No, è la Basilica Lateranense. Come dire, qual è la chiesa più importante della diocesi di Treviso? La cattedrale di Treviso, dove risiede il vescovo. Quella è la chiesa più importante da cui tutti noi dipendiamo. Ecco la basilica Lateranense è la chiesa, è la madre chiesa di tutte le chiese.
Ecco perché è importante festeggiarla. Ma al di là di questo che cosa ci insegna questa festa che cosa ci ricorda? Ci ricorda che la chiesa è madre.
Questo ci ricorda che la chiesa, Basilica Lateranense, è la madre di tutte le chiese e che tutte le chiese da lei generata, così la nostra chiesa del Sacro Cuore, è chiesa madre che genera figli che siamo noi. Quindi in qualche modo la festa di oggi ci riporta all’identità originaria di ogni chiesa, cioè quella di essere generatrice, datrice di vita, fecondità questo vuol dire allora credo che questa festa ci impone subito una domanda: Quanto noi siamo consapevoli di essere figli di questa madre che è la Chiesa? Di più. Quanto noi siamo capaci di essere generativi come dovrebbe essere la Chiesa, quanto la nostra comunità del Sacro Cuore è espressione di questa maternità?
Sentite come si allarga la riflessione.
E noi che siamo fiume
Ma poi il profeta Ezechiele ci aiuta a fare un passaggio ulteriore ancora più personale. L’immagine che ci viene offerta è il fiume che esce, attenzione, esce non entra, esce dal Tempio e questo fiume ha dei poteri straordinari.
Prima di tutto è abbondantissimo. E poi, tutti coloro che si abbeverano a questo fiume hanno vita. Gli alberi hanno dei frutti che non marciscono mai. Sono alberi fecondi che portano continuamente frutto. Non solo, ma gli alberi vengono chiamati medicina, cioè le loro foglie guariscono. Non solo, addirittura questo fiume è così abbondante che quando arriva al mare (Mare nella Bibbia è simbolo di male perché ciò che non è fermo) queste acque che escono dal tempio risanano addirittura il mare.
Allora ecco la domanda più personale, se è vero che oggi è la festa della madre chiesa che ci ricorda che ogni chiesa è madre così la nostra, è altrettanto vero che la provocazione del profeta Ezechiele è questa: tutti noi che siamo qui, oggi, siamo chiamati a essere questo fiume.
Fra poco usciremo. Usciremo come il fiume che esce, usciremo da questa chiesa e dovremmo essere, ecco la provocazione, fiume che feconda, porta frutto e risana.
Cosa vuol dire? La domanda è questa: io che esco, io prete e voi, ognuno di voi può mettere il proprio nome, nel momento in cui uscirò da questa chiesa, quanto riesco a essere una persona generativa, cioè che attorno a me creo vita e non morte.
Quanto con la mia parola, la mia presenza, i miei gesti, il mio modo di essere, il mio modo di lavorare riesco a essere espressione di vita, riesco a guarire e quanto invece riesco a far male.
Io credo che tutti noi, spero, e se non l’avete ancora avuto questa esperienza ve la auguro, abbiamo fatto esperienza di persone che sono con la presenza, con un gesto, con un abbraccio, con un’attenzione, con una parola, ci hanno sanato. Ecco questo è ciò che ci ricorda la festa di oggi.
Anch’io, anche noi siamo chiamati a essere madre, cioè capaci di vita, di più chiamati essere fiume che risana. Provate a pensare ogni giorno noi ci immergiamo in un mare di situazioni lavorative, affettive personali, scolastiche… quante cose ci capitano durante le nostre giornate. In che mare ci troviamo che magari non è neanche più tanto un mare cristiano ed è sempre di più così.
Ecco la mia presenza che differenza fa? Cioè le mie acque che sono io portano guarigione, gioia, fecondità? Risana questo mare a cui appartengo oppure sono uguale a tutti gli altri o peggio contribuisco al male. Questa è la provocazione che io sento che condivido.
Che l’amore sia gratuito
E così l’ultima immagine che vi lascio è quella del Vangelo che abbiamo ascoltato come dire: “Ok, questa è la mia chiamata, essere generativo, essere una persona medicina, teniamo questa immagine qua che a me piace. Bene, come posso farlo?”.
E mi pare che il Vangelo ci offra una fotografia ben chiara: c’è un Gesù che si arrabbia. Si arrabbia perché c’è un mercato in chiesa e tutti voi direte, beh ha ragione, anche noi se adesso qua qualcuno si mettesse a vendere qualcosa, cioè giustamente tutti diremo, ma ah che fai? Invece nel Vangelo di oggi Gesù ha torto.
Perché? Perché era normale che ci fosse un mercato. Faccio un salto indietro quando Gesù piccolino viene presentato al tempio, Che cosa portano Maria e Giuseppe due giovani colombe che dovevano essere dati in sacrificio e quelle colombe dove le hanno comprate? Al tempio. Era così. Cioè la liturgia prevedeva dei sacrifici animali e gli animali venivano comprati al momento.
I cambiamonete: perché c’erano? Perché la moneta del tempo, la moneta, l’euro, era una moneta impura e non poteva entrare nel tempio sacro e allora c’erano i cambiamonete. Tu davi l’euro e loro ti davano il corrispettivo della moneta sacra e quella veniva gettata nel tempio. E quindi era tutto corretto perché Gesù si arrabbia?
Perché si era accorto che tutto era ridotto a quello. Cioè, che il rapporto con Dio si era trasformato in un dare e avere in un mercato, in un negoziare. Io ti do e più grande è la mia offerta, più Dio devi rispettare le mie richieste. Più grande è il mio cero che accendo alla Madonna, più la Madonna deve rispondermi.
Ecco, se dentro di noi c’è questo meccanismo, rischiamo di essere come i mercanti del tempio, cioè di aver ridotto il rapporto con Dio a un dare e avere. Che vuol dire che quando mi stanco, perché Dio non risponde alle mie esigenze, ti saluto. Questo è.
Allora vuoi essere una persona capace di generare? Vuoi essere una persona medicina?
Allora cerca di coltivare un rapporto gratuito con Dio. Perché viene a messa? Perché amo e non perché devo! Scusate. Un rapporto di coppia – io che sono esperto di rapporti di coppia è una battuta ovviamente – funziona, due persone funzionano – permettete il termine che non è corretto, ma per capirci, che non è bello, ma per capirci, se le due persone si amano e non perché devono. Io sono fedele a te, non perché devo – quanto dura sta roba? – ma perché ti amo. Ecco, è la stessa cosa: se io riduco i miei rapporti non solo con Dio, ma anche con gli altri, in un dare avere, cioè… tristezza infinita.
Allora davvero continuiamo questa celebrazione con queste provocazioni. Chiediamoci dove siamo? Che tipo di fiume siamo quando usciamo da qui? Quanto sono capace di risanare gli altri e quanto invece di imbruttire gli altri. Quanto amo Dio in maniera gratuita e gli altri in maniera gratuita, quanto invece a volte cado in questo negoziare, non solo con Dio ma anche con gli altri?
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