La grammatica della paglia



trascrizione audio omelia

Fine dell’anno liturgico

Comincerei così: “se il buongiorno si vede dal mattino queste letture se le avete ascoltate non sono poi così rassicuranti” perché si parla di questo giudizio, si parla della fine dei tempi, si parla di terremoti, guerre pestilenze, addirittura parenti contro parenti, figli contro genitori, fratelli insomma… un disastro. 

Allora la prima domanda che mi verrebbe da porre è questa: perché ci sono delle letture così, oggi, di domenica?  E vi assicuro che la risposta è più semplice di quanto sembri, nel senso che semplicemente domenica prossima è la domenica di Cristo Re, ultima domenica del tempo ordinario. Dopodiché fra due domeniche pensate siamo già in Avvento. Dal punto di vista strettamente liturgico, questa domenica così la prossima sono praticamente la fine dell’anno. È come se fosse un lungo 31 dicembre e quindi le letture che vengono offerte, sono letture che in qualche modo ci dovrebbero provocare a fare un po’ il punto della situazione, un po’ di verifica. Le letture che abbiamo ascoltato raccontano la fine dei tempi dal punto di vista liturgico. Noi stiamo vivendo la fine di un anno, la fine di un tempo e quindi la prima provocazione che vi lascio è questa: “bene, durante quest’anno che abbiamo appena vissuto com’è andata dal punto di vista di fede?”. Perché, se avete ascoltato, se è vero che si parla della fine dei tempi, guerre pestilenze, persecuzioni, eccetera, eccetera, a un certo punto l’Evangelista Luca mette dentro un versetto potentissimo: “Avrete allora occasione di dare testimonianza”. Ecco qui. Quindi, dentro quest’anno che avete appena vissuto, che abbiamo appena vissuto, ognuno con le proprie gioie, coi propri dolori, come tutti, come abbiamo dato testimonianza del nostro essere cristiani? Quanto, dentro quest’anno che abbiamo vissuto, abbiamo colto l’opportunità nel bene e nelle fatiche di dare testimonianza del Vangelo e quanto no. Questo intanto come prima grande introduzione del discorso di oggi. 

Sei paglia? 

Poi andando un po’ nello specifico, vi offro un’altra riflessione rispetto alla prima lettura che abbiamo ascoltato, che è molto interessante, almeno a me ha provocato molto. A un certo punto il profeta Malachia dice chi è che deve avere paura di questo giudizio, di questo fuoco, di questa fine del mondo? I superbi e gli ingiusti. Allora, io, quando ho letto questo versetto, magari qualcuno non sarà d’accordo, magari poi me lo dite se non siete d’accordo, però di fronte a questo versetto, io mi ho detto, io mi sono detto, io per me: “beh, io sto anche tranquillo. Nel senso che non mi pare di essere una persona disonesta, non credo, almeno mi pare di essere una persona onesta. Lo dico un po’ con paura, però insomma lo dico e mi pare anche di essere una persona non superba, magari un po’ vanitosa, ogni tanto, ma superbo non mi pare, non mi pare almeno. Quindi ho detto beh, io allora sono salvo. Adesso, non so voi se vi sentite ingiusti o superbi, o se siete onesti oppure no, insomma. Poi, però, il profeta Malachia aggiunge una parolina che dice: “saranno come paglia”. Quindi, per Malachia chi sono i superbi e gli ingiusti? Sono coloro che si possono rappresentare come la paglia. Allora sapete che a me piacciono ste cose, insomma mi sono chiesto che cos’è la paglia. Tutti sappiamo che cos’è la paglia, quali sono le caratteristiche della paglia, alcune caratteristiche della paglia. 

La prima che a me viene in mente è che la paglia è leggera. Se tu prendi un filo di paglia e lo metti per terra e arriva un piccolo venticello, questa si muove. Provate a applicare questa cosa, questa caratteristica su una persona. Che cosa vuol dire essere superbi e ingiusti secondo il profeta malattia? Significa essere come paglia e quindi leggeri, ma non leggerezza in senso positivo. È quella leggerezza che ti fa cambiare idea subito, questa bandiera al vento, come si dice, cioè, una persona superficiale.

Seconda caratteristica che ricavo dalla paglia è che la paglia, sembra una banalità, è secca. Siamo tutti d’accordo, no? È, quindi, sterile. La paglia in sé da sola non porta vita, è infeconda, non è generativa. E quindi chi è una persona superba e ingiusta secondo Malachia: una persona sterile. Cioè una persona che non porta frutto, una persona che non crea nulla di nuovo, una persona che pensa solo a sé potremmo dire così.

Di più la paglia è dorata solo nel colore o no? Non tutto oro è quello che luccica. Quindi chi è il superbo e l’ingiusto? È colui che vive nell’apparenza. Di più si dice a volte “un fuoco di paglia” per dire che cosa? Una roba che dura niente, una roba che non lascia il segno. Quindi chi sono gli ingiusti e i superbi? Coloro che non lasciano un segno. Quindi coloro che sono superficiali, coloro che vivono nell’apparenza, coloro che non lasciano un segno e poi aggiungono un altro elemento. 

Quando ho scritto questa predica, io faccio sempre un po’ così, vado davanti al computer, mi colpisce la parola, la scrivo su un motore di ricerca metto paglia, clicco e la prima cosa che mi viene è: paglia ottimo prodotto per fare gli isolamenti dei muri. Mi sono detto: no, non va più bene adesso mi serve una roba negativa, cioè, se no, non regge più sta roba 😊 . Poi ho pensato, sì, è vero che la paglia è un ottimo isolamento, ma se io devo applicare questa caratteristica alla persona, come ho fatto con tutto il resto, che cosa vuol dire una persona che produce isolamento

Quindi, secondo la grammatica della paglia, chi sono gli ingiusti superbi lo ripeto, superficiali, leggeri, coloro che cambiano subito posizione, coloro che sono sterili che non lasciano un segno, coloro che isolano gli altri che vivono nell’isolamento per scelta isolando gli altri, quindi questi sono i superbi e gli ingiusti.  Quindi se prima ho iniziato dicendo io non mi ritengo né superbo né ingiusto dentro la grammatica della paglia forse qualcosina per me, io parlo per me, poi ognuno fa quello che crede, qualcosina c’è. Qualcosina c’è. 

E allora che cosa dire per concludere? 

Bene, la provocazione iniziale era: quest’anno che abbiamo appena vissuto dal punto di vista liturgico quanto abbiamo colto l’opportunità di dare testimonianza del Vangelo? Questo è il primo punto.  Secondo punto è: in questo nuovo anno che comincerà dal punto di vista liturgico fra due settimane. C’è qualcosa della grammatica della paglia che vi ho spiegato in cui forse in qualche un po’ mi ritrovo? Perché se la risposta è sì. Bene, abbiamo l’Avvento per ricominciare il cammino, magari con qualche piccolo passaggio di novità e di qualità.

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