E se l’asino parlasse? L’arte di essere impreparati

Eccomi! La giornata è iniziata. La sveglia del telefono ha riprodotto le campane del monastero. Prendo il toro del giorno che si apre per le corna! Mi alzo e la gara comincia. Tutto si è trasformato in una gara.  Una gara tra gli affetti, nell’esperienza lavorativa con i colleghi, con gli “amici” sui social e fuori e, quel che è peggio, una gara con sé stessi.  Infatti, appena mi guardo allo specchio, noto di essere in ritardo con le mie occhiaie e le mie rughe. Sono in ritardo con qualche piccolo acciacco alla schiena. Sento che la vita e il mondo m’impone di essere sempre all’altezza della situazione, di ogni situazione. E allora mi do fare. Prendo il cavallo migliore! Faccio un respiro profondo. Apro la porta di casa e parto.

Corro.

A testa alta, quando tutto schiaccia: la precarietà, la provvisorietà, il freddo, l’ansia. Tutto nel mio zaino sulle spalle. Prendo il treno. Appoggio la fronte sul vetro. Osservo fuori e vedo me riflesso e il mio cavallo che, però, non è un purosangue, ma un asino da soma. E così tutto il giorno, a gareggiare, con il mio asino fino ad arrivare a sera stremato, a volte deluso, oppure, vincente. 

Finalmente, rientro nella mia stanza. Quella più profonda. Quella più piccola. La stanza interiore dove ci sono solo io e – se ci sta –  a volte un po’ Dio, con il mio asino che mi guarda rivelandomi tutta la mia fragilità e il mio sentirmi indifeso. Due povertà che mi porto appresso e che, forse, si portano addosso un po’ tutti, ma che nessuno lo dichiari e che nessuno lo sappia: un uomo fragile e indifeso non serve a nessuno – ci dicono! 

Prendo fra le mani la testa dell’asino, lo guardo dritto negli occhi e mi chiede: se non fosse così? Se fossero pura potenza? Essere fragili e indifesi ci rendono consapevoli di quanto siamo impreparati alla vita, sempre.

Siamo impreparati al dolore, alla morte, all’amore.  Siamo impreparati al figlio che nasce, al licenziamento, alla fame. Siamo impreparati alla malattia, alla vecchiaia, a questo nostro tempo. Siamo impreparati al tradimento, al fallimento, alla fede. Siamo impreparati alla felicità. 

Siamo fragili e indifesi e tutto questo non è squisitamente meraviglioso perché veramente umano? 

Faccio un sospiro. Scendo da questa gara. Prendo il mio asino e comincio a camminare, con un passo ampio e leggero, impreparato e lento. 

E mi accorgo del sole che sorge. E mi sorprendo nel salutare un pettirosso. E intuisco il tempo come amico fedele. E sussulto di meraviglia con il mio asino da soma.   

7 risposte a "E se l’asino parlasse? L’arte di essere impreparati"

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  1. Come iniziare bene la giornata con un sorriso un pensiero per sé stessi e la voglia di andare avanti anche se ho un asino da soma e non un purosangue.. La differenza la facciamo noi. Grazie don Vanio

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  2. E mi incanto a leggere cose mie mai espresse, forse solo intuite, e non entro nella mia stanza più profonda perché fa male, perché al solo ricordo che c’è mi salgono le lacrime ..ma la meraviglia di vedere gli uccelli spensierati vicino a te senza paura che svolazzano ti danno ancora la forza di alzare lo sguardo e di sentire ancora il tuo respiro di vita… Grazie! Un inizio giornata sicuramente diverso…

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  3. Mi sorprende e mi piace ritrovarmi in questi sentimenti che da sola non so nemmeno decifrare!… È un aiuto a vivere, perché mi accorgo che non sono solo mie le paure i disagi che provo per la consapevolezza della mia inadeguatezza ! Ritrovo una leggerezza nuova nell’accettare le mie fragilità e nel godere delle piccole cose meravigliose che ogni giorno Dio mi dona! Grazie!!!

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  4. Fragili e indifesi…”Quando sono debole è allora che sono forte”.
    Più rifiuto la mia fragilità, più mi allontano da me stessa e dagli altri.
    Essere deboli, essere umani, esseri umani. Grazie don Vanio!

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