Quarta traccia sulla vita interiore: la confidenza, la misericordia, la fecondità, il bacio

Tutto si muove nel silenzio. Occhi distratti si accorgono a malapena 

del cuore che bussa alla vita, attimo dopo attimo.

da Ubicumque. I giorni del rischio di V- Garbujo

Ora che abbiamo compreso l’importanza del cuore nella vita interiore, ci possiamo chiedere come intraprendere il cammino verso il cuore.  Come tuffarci nel cuore del mio cuore e fare esperienza di me stesso e di Lui, di me stesso in Lui, e vedermi, conoscermi, amarmi e amarci come Lui mi vede, mi conosce, mi ama e ci ama.  Tuffarci nel cuore del cuore, nella parte più intima di se stessi chiede lo sforzo della confidenza, della misericordia, della fecondità, del bacio e del silenzio. 

La confidenza. La parola “confidarsi”, porta in sé il significato di abbandonarsi all’altro, a un amico, a Dio che diventa, appunto, l’amico del cuore. A questa persona del cuore si parla a cuore aperto, sinceramente, senza veli, perché abbiamo avuto l’intuizione che la parola confidata viene depositata in un altro cuore capace di custodirla. Si tratta di condividere i tesori del proprio cuora a chi ha può davvero comprenderli.  Andare al cuore significa iniziare a confidarsi con Dio, a raccontargli la nostra vita, a narrare le nostre vicende, quelle più nascoste, quelle più dure ma anche quelle più luminose. 

La misericordia. La parola “misericordia” è composta di due termini latini: misereo (= pietà) cord-cordis (= cuore). Questa espressione rappresenta l’atteggiamento della pietà nel senso nobile del termine, ossia avere un cuore sensibile alla sventura del prossimo, alla sua miseria, alla sua povertà o debolezza.  Gesù ci dice Siate misericordiosi com’è misericordioso il Padre vostro, così ci sta dicendo che abbiamo la possibilità, meglio, la potenzialità di avere lo stesso cuore del Padre, di essere così in comunione con Lui da divenire un cuore solo, a tal punto che nostro cuore possa essere il cuore stesso del Padre.  Andare al cuore significa affrontare qualsiasi paura o timore, dubbio o perplessità, perché abbiamo un grande progetto da realizzare ossia essere misericordiosi come il Padre, avere lo stesso cuore. In questo cammino verso il cuore del nostro cuore dove dimora Lui c’è un obiettivo, una meta, una promessa che si realizzerà: avere lo stesso cuore del Padre. 

La fecondità. La parola “fecondità” ci ricorda che siamo tutti “gravidi” o “incinti” se piace di più. Tutti noi portiamo nel grembo, nel cuore del nostro cuore, il seme di Dio, la sua eternità che ci è stata piantata nel giorno del Battesimo, quella scintilla di Dio che ci appartiene, che desidera brillare e fecondare tutta la nostra vita per divenire manifestazione.  Andare al cuore è intraprendere un viaggio di fecondità. E’ sforzarsi di credere davvero che essere figli di Dio è una realtà, è un seme che ha bisogno di essere custodito, amata, annaffiato, perché cresca. Andare al cuore significa diventare dei buoni agricoltori. Dio ha seminato e noi coltiviamo. Andare al cuore con la consapevolezza di essere già stati fecondati dalla presenza di Dio, potrebbe farci tremare le gambe e temere, ma possiamo sforzarsi di andare oltre il tremolio delle gambe, oltre il dubbio dello stesso cuore, oltre ogni possibile domanda, oltre il timore o la paura, realizzare finalmente il silenzio in noi e partorire, donare, annunciare. 

Il silenzio. La parola “silenzio” non è una parola, ma silenzio – appunto. E’ un’esperienza, un vissuto, una possibilità, una sfida e, a volte, una conquista. Nel percorso della vita interiore è necessario educare tutta la nostra persona al silenzio, al non parlare per far parlare qualcos’altro o, meglio, qualcun altro. Se vogliamo imparare ad ascoltare abbiamo bisogno di allenarci a tacere.  Solo facendo silenzio si sentono i rumori che ci stanno attorno e soprattutto si riconoscono i suoni che dimorano nel cuore del nostro cuore, si intravedono  i segni, i gesti, i semi, la fecondità, il tocco di Dio e il suo Soffio che ridesta la vita divina in ciascuno di noi.  Nella vita interiore, in questo andare alla sorgente del cuore, siamo chiamati ad abitare il silenzio che spazia nel cuore stesso dell’uomo. Dio crea nel silenzio della notte, Cristo si abbandona alla volontà nel silenzio del Padre e nel silenzio del sepolcro vince la morte e strappa la vita alla condanna eterna.  Nel silenzio Dio ci ha fecondati con l’acqua del Battesimo e nel silenzio della brezza leggera di Elia il Signore ci conduce alla pienezza della gioia, chiamandoci a seguirlo.  Il silenzio va a braccetto con la solitudine; se entriamo nella solitudine, impareremo a far silenzio e viceversa.

“Cerca di conquistarti spazi di solitudine e tempi di silenzio, ne trarrai giovamento tu stesso e, assieme a te, anche quelli che ti stanno intorno”; “Solitudine e silenzio sono il tempo delle radici, delle profondità, in cui ricevi la forza per essere te stesso, pe r pensare, per coniare una parola tua” scrive Enzo Bianchi in Va’ verso il tuo cuore

Il bacio. Il “bacio” rivela l’amore e la bellezza dell’amore.  A voi, che potete restituirmi la Bellezza e il tepore di un caldo Bacio sulle labbra. Possiamo affermare che il bacio, il bacio vero degli amanti, può ben rappresentare quel gesto che racchiude tutta la vita interiore. Il bacio, infatti, c’è quando matura la confidenza e l’intimità tra due persone, quando si è pronti ad aprire lo scrigno del proprio cuore che passa attraverso le labbra. Il bacio è atto di misericordiaEra il tempo della misericordia, del bacio sulla pelle; due cuori che si incontrano, si accolgono anche nelle debolezze, che hanno pietà l’uno per l’altro. Il bacio è fecondità, è seminagione di speranza, di affetti caldi e puri, di promesse, di progetti, di slanci verso il futuro, di fede; nel suo grembo il bacio porta a compimento la vita di un amore. E, infine, il bacio è esperienza di silenzio: il vero bacio, infatti, attutisce ogni rumore interiore ed esteriore, puoi sentire solo il cuore, il suo battito, l’amore e le parole dell’amore.  Andare al cuore significa educarci al bacio santo (santo per non dimenticarci che c’è pure il bacio di Giuda, il bacio dell’inganno e del tradimento): la donna peccatrice in san Luca (7,36-38) bacia i piedi di Gesù e li cospargeva di profumo; nel cantico dei cantici (1,1-4) si narra dell’amore di Dio per l’umanità con i baci donati con i baci della sua bocca. Non abbiamo paura di entrare in intimità con Dio, di baciare il nostro Dio e di farci baciare da Lui con la sua consolazione, le sue tenerezze, il suo profumo, la pace. 

Impara a baciare bene chi ami. Ossia comincia a dosare il peso dei gesti dell’amore che compi. Non tutto è giusto, non tutto va bene. Il gesto dell’amore per essere autentico, sincero, senza tornaconto, si fonda con l’amore. Non possono essere slegati, il rischio è che da bacio santo diventi bacio di tradimento, di possesso, di ab-uso (eccesso di uso o nell’uso).

   

3 risposte a "Quarta traccia sulla vita interiore: la confidenza, la misericordia, la fecondità, il bacio"

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