La pietra, il chiodo e il legno

da Il legno e la luce di V. Garbujo

La parola

Dall’ora sesta fino all’ora nona si fecero tenebre su tutto il paese.  Verso l’ora nona, Gesù gridò con gran voce dicendo: ‘‘Elì, Elì, lammà sabactanì?’’. Cioè: ‘‘Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?’’. E alcuni fra i presenti, udito questo, dicevano: ‘‘Costui chiama Elia’’. E in quell’istante uno di loro corse, prese una spugna, l’inzuppò d’aceto e, infilatala in cima ad una canna, gli diede da bere.  Ma gli altri dicevano: ‘‘Lascia, vediamo se viene Elia a salvarlo’’. E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo; la terra tremò e le rocce si spaccarono; i sepolcri si aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di Gesù, entrarono nella santa città e apparvero a molti. 

Matteo 27, 45-53

ascolta la poesia

‘‘Spirò’’. Fragore di tuono. Cielo tetro. 

Vento di tempesta. 

Rocce spezzate a liberare 

i morti per la vita e felici scappano via

come rondini  che annunciano la primavera. 

Grida di popolo.

Occhi spalancati.

Ora, vedono.

Tu sei la porta.

L’aspide esce dalla buca. 

Il bambino la prende sul collo, 

l’accarezza  con le mani  e ci gioca. 

La volpe non cerca più la sua tana. 

Il lupo e l’agnello danzano al suono del tempo, 

sulle onde dell’aria. 

Il leone si nutre di paglia da quella mangiatoia

            – porta ancora il suo profumo. 

L’orsa e la mucca,  insieme

            – in pace, 

sui sentieri del tempo, della fine di un tempo, 

e, poi, dell’inizio  di un nuovo Tempo. 

    Il Padre, lontanissimo, 

lontanissimo, il Figlio. 

E una voce grida:  non sia spezzato l’amore.

Compiuto abbandono, solitudine,tu sei. 

Tu sei la porta, corpo da attraversare,

giardino aperto, tu sei. 

            E una voce piange:  non sia spezzato l’amore. 

La tela è strappata

            – occhi spalancati, verso l’Eterno,

di tela e di canto.

La pietra sigillata

            – i suoi folli, folli d’amore, 

non possano riprenderselo.

I chiodi tolti

            – il legno, liberato, 

esulta sfibrandosi nell’unico 

mistero,  pur senza sapere.   

Ora, chiedo a voi, che state sotto la terra!

A voi che conoscete i segreti della morte

e avete assaggiato il morso dello Sheol: 

che cosa è successo?

Datemi i segreti della terra, 

            – ditemi!

Rivelate il non detto, spezzate 

i denti del Leviathan perché mi racconti la lotta 

e la sconfitta,  la sua fame e 

il disgusto di quel cibo, così vivo!

Chiedo a voi, che state sotto la terra,

annunciatemi la vittoria e fatelo parlare.

            Veleno che respira 

dove nemmeno un sospiro 

può resistere al mio fiato, 

è entrato nella mia bocca.

Cercavo di chiudere con forza

le mie fauci,  inutilmente!

Un pezzo di legno colmo di gemme dorate

me lo impediva e lui entrava

            – vivente – e tutti uscivano danzando

sulla mia lingua. 

Lui è la porta, corpo da attraversare, 

giardino aperto – cantavano. 

Mi strappava il bottino!

Raggiungeva l’ultimo e il primo,

le mie perle di legno e di pietra

si sono ridestate

            – a tanta confusione,

Adamo e Eva, al tocco di Lui 

che li afferrava per i polsi si sono alzati e

            – passeggiando in me – mi abbandonavano!  

Mi aveva sconfitto, rotto e vinto. 

Le mie mascelle sono ancora dolenti:

il vivente, il vivente  mi aveva derubato di tutti

e i miei occhi con ferocia 

compresero il canto: 

non sia spezzato l’amore, 

tu sei la porta, corpo da attraversare, 

giardino aperto, tu sei.

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