Il legno e il chiodo

da Il legno e la luce di V. Garbujo

La parola

Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero da Caifa, sommo sacerdote, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani.  E Pietro lo seguì da lontano fino al cortile del sommo sacerdote, e, entrato dentro, si pose a sedere con le guardie per vedere la fine.  Ora i capi dei sacerdoti, gli anziani e tutto il sinedrio, cercavano qualche falsa testimonianza contro Gesù, per farlo morire, ma non ne trovavano alcuna; sebbene si fossero fatti avanti molti falsi testimoni, non ne trovarono. Ma alla fine vennero avanti due falsi testimoni i quali dissero: costui ha detto: ‘‘Io posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni’‘.  Allora il sommo sacerdote, alzatosi, gli disse: ‘‘Non rispondi nulla a ciò che costoro testimoniano contro di te?’‘.Ma Gesù taceva.  E il sommo sacerdote replicò dicendo: ‘‘Io ti scongiuro per il Dio vivente di dirci se sei il Cristo, il Figlio di Dio’‘.  Gesù gli disse: ‘‘Tu l’hai detto!  Anzi io vi dico che in avvenire voi vedrete il Figlio dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo’‘. Allora il sommo sacerdote stracciò le sue vesti, dicendo: ‘‘Egli ha bestemmiato; quale bisogno abbiamo più di testimoni? Ecco, ora avete udito la sua bestemmia.  Che ve ne pare?’‘.  Ed essi, rispondendo, dissero: ‘‘Egli è reo di morte!’‘.

Matteo 26, 57-66

Gesù comparve davanti al governatore; e il governatore lo interrogò dicendo: ‘‘Sei tu il re dei Giudei?’‘. E Gesù gli disse: ‘‘Tu lo dici!’‘. Accusato poi dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: ‘‘Non odi quante cose testimoniano contro di te?’‘. Ma egli non gli rispose neppure una parola, tanto che il governatore ne fu grandemente meravigliato. Ora il governatore, in occasione di ogni festività, aveva l’usanza di rilasciare alla folla un prigioniero, come essi volevano.  Avevano in quel tempo un ben noto prigioniero, di nome Barabba.  Quando si furono radunati, Pilato chiese loro: ‘‘Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù, detto Cristo?’‘. Perché egli sapeva bene che glielo avevano consegnato per invidia. Ora, mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: ‘‘Non avere nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho molto sofferto in sogno, per causa sua’‘. Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero le folle a chiedere Barabba, e a far morire Gesù.  E il governatore, replicando, disse loro:’‘Quale dei due volete che vi liberi?’‘. Essi dissero: ‘‘Barabba!’‘. Pilato disse loro: ‘‘Che farò dunque di Gesù, detto Cristo?’‘.  Tutti gli dissero: ‘‘Sia crocifisso!’‘.

Matteo 27, 11-22

ascolta la poesia

Avanzano con vesti dorate, 

lungo il corpo, cinti ai fianchi,

filatteri di parola, custodi della legge. 

Il fruscio delle stoffe si percepisce appena, 

ma tu senti tutto.

Senti la polvere alzarsi dai sandali dei curiosi.

Senti le unghie di Pietro che scavano la terra 

dove cerca  di nascondersi per il suo ansimante:

            ‘‘Non conosco quell’uomo’’.

Ascolti le lacrime della madre, che solennemente

franano al suolo. 

E senti il mio odore, la mia sete, 

il mio chiedere incessante. 

Senti le mani concitate che battono i pugni

sul petto di coloro  che non cantano più: 

‘‘Osanna, osanna, osanna!’’

ma gridano: 

‘‘Sia crocifisso. Crocifisso. Crocifisso’’!

Gli stessi uomini, le stesse donne, la stessa polvere 

sotto i piedi,ma con occhi diversi, con labbra diverse, 

con denti stretti di rabbia per te

            – che a terra –

senti tutto.

Il rumore delle vesti stracciate, 

per le tue parche parole, 

risuonano in tutto il mondo antico, 

strappando e rompendo  ogni legame:

ogni sacerdozio non generato da te e

dal tuo profumo è spezzato. 

E odori la pelle di Bar-Abba, figlio del padre, 

che come me non desidera altro che salvarsi 

sulla tua pelle,  con la tua carne,

nel tuo sangue.

E senti il mio odore e la mia sete, il mio chiedere

incessante.

Così il profumo del ferro, ti invade il corpo, 

e il calore dei chiodi appena 

intagliati abbraccia 

tutta Gerusalemme. 

Senti il vento muovere i capelli di Maria di Magdala

che per tanto amore

cerca il tuo stesso sguardo, 

come la madre, perché tu possa

intraprendere la tua discesa  più dura. 

E senti il mio odore, la mia sete, il mio chiedere

incessante.

Il tuo passo, fermo sulle ginocchia, 

si fa lento e deciso, lontano dal Padre: 

la tua mano mi cerca 

            – l’ultimo e il minimo –,

negli inferi nascosti della pelle

dove Adamo ed Eva, 

piangono l’amore sperduto,

            – loro, ultimi e i minimi –.

Gli uccelli raggiungono la cima del legno

che sapora ancora di muschio:

tu non muori mai, 

            – ti muovi sempre –

basta un po’ di  vita,

gocce d’acqua o un granello di sole, 

che ti rinsaldi e rinvigorisci. 

Oh, legno sterile della croce!

Legno, che ti fai fecondare da colui che 

possiede la vita che non muore, 

cosa provi, ora, dipinto 

dal suo sangue?

            ‘‘Vedo lui su di me. Sento lui su di me”.  

Il suo soffio ha incendiato la mia corteccia. 

Vedo uccelli morire nel togliere le sue spine 

e petti rossi andarsene feriti

con il cuore aperto.

Non è stato come per tutti gli altri. 

Lui, no.

Sento il suo peso che si fa respiro 

e i suoi occhi non li scorderò mai:

così scuri che si potevano intravedere i misteri

dove è generata la vita

dalle tenebre la Luce. 

Lui, mi ha fecondato come un fiume. 

Le sue mani su di me forgiano il mio dire.

I suoi piedi…

Vedo uomini  e donne, bambini che accorrono.

Assaporo il sale delle lacrime 

e il profumo dei suoi capelli

e le sue labbra, calde, che mi amano 

lì dove nessuno  avrebbe mai osato, 

lì dove nemmeno Pietro  voleva farsi 

toccare, lavare,  baciare. 

Tu non muori mai, 

            – ti muovi sempre –

E senti il mio odore,la mia sete, il mio chiedere

incessante.

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