Quinta parte. Sesso, piacere ed erotismo al tempo del web e dei social. Gli adolescenti tra passioni e pornografia

Quarta parte di un articolo della dottoressa Paola Scalari, psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG.

R. è un ragazzino timido, introverso e gracile. Soffre di enuresi seppure abbia ormai quattordici anni. Da quando è nato invidia il fratello maggiore che è spavaldo e socievole. Lo guarda con gelosia, rabbia, rancore, ammirazione e pensa che non sarà mai come lui. Il rimedio a questa sensazione di esclusione lo trova costruendosi una falsa identità con cui naviga in rete, si iscrive a social, chatta giorno e notte. Nel web si sente un vero protagonista. Finché un giorno viene invitato ad un appuntamento dal vivo. Lo accetta orgogliosamente. Si sente lusingato. All’incontro si presenta un vecchio signore, marinaio incallito e omosessuale, che gli chiede una serie di prestazioni erotiche. R. è spaventato, ma anche lusingato. Ci sta. Ed inizia a prostituirsi per due soldi, una carezza, una pizza ogni tanto. Il suo “capitano” lo fa sentire grande, amato, importante, desiderato. R. intanto cerca in internet immagini dove vi sia un grande che sottomette, sodomizza o violenta una persona più giovane. Mentre le guarda si fa del male graffiandosi, bruciacchiandosi e tagliuzzandosi. Ed è durante questo gioco erotico che fa tantissimi incontri sessuali via web. 

R. verrà soccorso quando la polizia postale lo individuerà tra i bambini messi in commercio da sedicenti pedofili. Il poliziotto che guarderà il suo computer esclamerà: “Non avevo mai visto nessuno che avesse visitato così tanti siti porno!”.   

Nella rete perciò bisogna saper navigare per non affondare, andare a picco e smarrirsi per sempre.

Il vissuto che porta gli adolescenti ad abusare dei social e delle App è quello di una solitudine non tanto esistenziale, che segna il passaggio di ogni adolescente dall’età infantile alla tarda adolescenza, ma una solitudine totale dentro alla quale non sentono di avere nessun valore per nessuno. Ed il vuoto relazionale diviene porta d’ingresso all’abisso senza fondo delle vie telematiche. È la ricerca di esserci dunque quella che induce a vivere più in rete che in strada. È la ricerca di passioni che colmino un’esistenza vuota quella che fa del sesso in rete una vera e propria ossessione. 

Educare alla solitudine riflessiva è dunque un principio inalienabile, ma esso non va confuso con il lasciare figli ed allievi troppo soli perché non si riesce a vederli nemmeno quando si è nella stessa stanza.

L’adolescente deve potersi fare compagnia da solo, ma questa abilità la impara se i genitori hanno sviluppato, a partire da una totale interdipendenza, una graduale autonomia del figlio. Ogni bambino arriva, grazie a questa totale dedizione familiare che solamente poco a poco lo stacca da mamma e papà in modo proporzionale alla sua età cronologica, a saper giocare da solo nella sua cameretta, a fare per conto suo i compiti scolastici, a dormire nel suo lettino. Egli apprende attraverso queste esperienze che può farcela a sostenersi facendosi compagnia. E questo sarà il prezioso bagaglio che lo aiuterà a sviluppare durante l’adolescenza la capacità di stare da solo con se stesso imparando a dialogare con le sue voci interiori e ad ascoltale sopportando incertezze, paure, confusioni, crisi. Chi sa dialogare con se stesso non ha bisogno di essere sempre circondato da voci esterne. Chi non lo sa fare invece cerca nel web le parole e le immagini che lo sostengano.

Molti ragazzi che non hanno un gruppo interno con cui confrontarsi scappano dalla vita suicidandosi. Questi preadolescenti sembrano gridare: “Guardami, accorgiti di me, se muoio mi piangerai e diventerò importante!”. 

Possiamo allora dire che i giovani che si ritirano dalla vita e si aggrappano alla rete giocando on lane e chattando in continuazione sono anche salvati da questo mezzo. Meglio una notte in chat ad amoreggiare che una corda attorno al collo, il volo da una finestra, i tagli profondi nelle braccia. Altri ancora per sentirsi vivi usano i social come eccitante continuo attraverso la provocazione sessuale che sconfina in quella pornografica e perciò fanno ed usano internet come miniera inesauribile di giochi erotici poiché il godimento dà loro l’idea di essere vivi.

[continua la prossima settimana] 

http://www.paolascalari.eu/

https://www.edizionilameridiana.it/blog/

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