Sovrabbondante amore

Ecco, io faccio una cosa nuova…non ve ne accorgete? 

Dio fa nuove tutte le cose ogni qual volta lo desideriamo. Dio trasforma i deserti della nostra vita, le steppe, le bestie selvatiche, tutto sarà rinnovato. Il dramma sta in quel “non ve ne accorgete” del profeta Isaia. Domanda forte, impegnativa, che diventa impegno. NON VE NE ACCORGETE? Dio passa, passa sul cammino della tua vita, fra le trame della storia e non ve ne accorgete? A noi è chiesto di cercare le cose nuove che Dio ha certamente operato: non ve ne accorgete? Cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto, chiedete e vi sarà dato di più di quello che avete chiesto. 

Mi sforzo di correre per conquistare la meta, la perfezione perché conquistato da Gesù Cristo

Sforzo, conquista, correre, meta, premio. Le parole del cristiano, di chi è consapevole che Dio fa nuove tutte le cose. A noi spetta il compito di “sforzarci”, di farci forza, di allenarci, di desiderare il premio della perfezione che è amare Dio e il prossimo sotto la scuola del Vangelo. E tutto questo perché? Per quale motivo un cristiano dovrebbe sforzarsi e fare fatica? Per imparare a vivere da risorti, da persone che lasciano il passato e si proiettano verso il futuro vivendo in pienezza il presente, quel presente pieno della misericordia di Dio, del suo amore abbondante, sovrabbondante. 

La posero in mezzo al popolo, agli scribi, ai farisei nel tempio

Segno di questo amore sovrabbondante lo ritroviamo nel vangelo. Una donna adultera per legge doveva essere condannata a morte. Una donna viene posta nel mezzo, tutti sapevano qual era la sua condanna, tutti erano a conoscenza del suo adulterio, eppure la pongono nel mezzo perché nel mezzo Gesù stesso è posto a processo. Il processo è per la donna di cui chiara era la condanna, ma il processo era anche per Gesù, di cui si stava delineando i tratti della condanna. 

Il vangelo ci invita a entrare in questo processo. Anche noi possiamo essere a un tempo Gesù, o il popolo, o gli scribi e i farisei, o la donna posta nel mezzo. Anche a noi è chiesto di prendere posizione, perché è per quella donna era questione di vita o di morte. Questa donna è posta nel mezzo, è sotto assedio e giudizio e tutti sono pronti a condannarla, tutti, tranne Gesù.

A nessuno dei presenti sembra interessare il perché del peccato, nessuno vuole interrogarla e ascoltarla, sentire la sua storia, nessuno è disposto a fare un passo indietro per chiedere le ragioni di quel peccato, per mostrare un po’ di umanità. Non ci sono scuse, non c’è rimedio, non c’è ascolto, non c’è nessuna via di scampo, c’è solo il giudizio, la condanna e la lapidazione che potrà rimediare quel male: una giusta morte per una giusta sentenza per un vero peccato commesso.

E tu che ne dici? Ma Gesù chinò la testa e si mise a scrivere

Il gesto, ripetuto due volte, ha una valenza simbolica: Gesù si china (v. 6), scrive per terra con il dito (v. 6), scribi e farisei insistono a interrogarlo (v. 7), quindi si alza (v. 7) e parla loro dicendo: “chi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei” (v. 7). Subito dopo Gesù si china di nuovo (v. 8), scrive per terra (v. 8), scribi e farisei se ne vanno a uno a uno cominciando dai più anziani e lasciando solo Gesù con la donna (v. 9), quindi Gesù si alza (v. 10) e dice alla donna: “va’ e non peccare più” (v. 11). Gesù compie un mimo profetico in cui fa riferimento alla duplice ascensione al monte Sinai di Mosè per ricevere le tavole della Legge scritte dal dito di Dio (cf. Es 32-34; cf. Es 31,18). Una prima volta Mosè, sceso dal monte, spezzò le tavole perché il popolo le stava già trasgredendo con il peccato del vitello d’oro (Es 32,19). Pertanto Mosè sale di nuovo e riceve le tavole una seconda volta insieme alla rivelazione del nome del Dio misericordioso e capace di perdono (Es 34,1-9). Gesù fa allusione all’evento del dono della Legge: la Legge non è solo donata, ma donata una prima e una seconda volta. La Legge è già misericordia. Il peccato non porta Dio ad annullare l’alleanza, ma a reiterarla, a rinnovarla. Per Gesù, il senso della ripetizione del suo gesto è il perdono. In effetti, in entrambi i casi in cui Gesù si alza e pronuncia parole che hanno a che fare con il peccato: il peccato nascosto di scribi e farisei e l’eventuale peccato futuro della donna.

E tutti come vogliono condannare la donna così vogliono condannare Gesù. Certamente loro pensavano: “Infrangerà la Legge di Mosè”, lo avevano, infatti, sentito predicare sull’amore, sulla misericordia, sul perdono. Quel: Tu che ne dici? Rivela che sapevano già la risposta e era uno dei tanti modi per metterlo alla prova, per fare scacco matto, per condannare pure lui. 

La donna è solo un pretesto per far fuori Gesù e questo è niente di più vero, di più reale, di più significativo per rivelare ancora una volta chi è Gesù, chi è il nostro Dio e qual è la sua missione in mezzo agli uomini. Anche lui sarà condannato e ucciso sulla croce per il peccato, anche se peccati non ne commise mai. Gesù assume il peccato della donna, se ne prende carico e rischia la condanna a morte se risponde male. 

Nessuno Signore

Ma Gesù cosa fa? Non parla subito. Gesù prende tempo. China la testa e scrive col dito sulla terra. Che meraviglia! Tutti accalcati attorno alla donna, pronti a ucciderla. Tutti gli occhi sono su Gesù e la donna. Tutti pronti ad ascoltare parole sbagliate di Gesù. Tutti sono lì, in fervente attesa, e lui si china e scrive per terra. Sembra che il tempo si fermi in questo gesto…. Si china e non risponde e prende tempo e ama, perché non c’è mai fretta nell’amore. Gesù non ha fretta e ama la donna guarendola dal suo peccato, e ama gli uomini donando loro la grazia della verità su sé stessi, sui propri peccati, sul fatto che forse nemmeno loro erano così limpidi e puri. Ama coloro che sono lì, pur condannando il peccato. Nessuno ti condanna? Già nessuno, ma va e non peccare più.


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