Quinta traccia sulla vita interiore: un atto d’amore, il cuore di Dio e la libertà dell’uomo

Dal cuore dell’uomo abitato da Dio, al cuore di Dio abitato dall’uomo. Una domanda che siamo obbligati a porci è chiederci che tipo di cuore ha Dio e la risposta non può non essere “drammatica”: Dio ha un cuore in agonia. Un’agonia che trova il suo fondamento non solo per il fatto che l’uomo, sua creatura, può peccare e allontanarsi da Lui, ma perché Dio stesso ha creato l’uomo capace di scegliere in quanto dotato di libero arbitrio.  Il Dio biblico è un Dio che ha le viscere. da L’umiltà di Dio, di F. Valliron

L’amore non manipola le libertà che crea. Non può costringerle ad amare. Permettendo loro di crearsi da sé. Dio accetta il rischio di vederle allontanarsi da lui o rivoltarsi contro lui. Un amore creatore di libertà non può che essere un amore sofferente. Pavel Evdokimov, Teologo Russo, afferma che sulla croce: Dio, contro Dio, ha preso le parti dell’uomo.

Il rispetto che Dio ha per la libertà dell’uomo si trasforma in amore sacrificale, in amore crocifisso, in cuore trafitto. Se Dio è questo e questo è il suo cuore, il nostro Dio non può essere che un Dio umile, capace di nascondere la sua potenza, affinché la sua creatura possa davvero scegliere liberamente di amare e di amare il suo creatore.

Nessuno vuole farsi amare da degli schiavi. Nessuna persona sana di mente vorrebbe essere amato per paura o obbligo, così Dio non vuole essere amato da delle marionette da lui create.

In questo mistero sta la nostra libertà, la tentazione, il bene e il male, il peccato e il rifiuto del peccato, l’accoglienza del perdono o il progresso del vizio. 

F. Valliron, nel suo libro, L’umiltà di Dio scrive: Quando io prego, mi rivolgo a uno più umile di me. Quando io confesso il mio peccato, è a uno più umile di me che domando perdono. Se Dio non fosse umile, io esiterei a dirlo infinitamente amante. Si tratta di umiltà creatrice: Dio si ritrae, si ritrae rinunciando a essere tutto. E’ la sua onnipotenza in atto, non di esibizione, ma di ritrazione, di nascondimento. E’ l’Onnipotenza di un’assoluta rinuncia di sé che è creatrice di libertà.   

Per noi è possibile il peccato, perché Dio esercita questo tipo di Onnipotenza per le sue creature.

Ancora F. Valliron, scrive: proprio perché Dio non fabbrica la libertà umana, la libertà umana può ferirlo al cuore, e l’Atto gioioso del creare è adombrato dalla croce. Dio diventa a tal punto vulnerabile da prendere la nostra carne, il nostro dolore e amore, la nostra capacità di sorridere e di piangere, gioire e soffrire.

Sostiamo su questa libertà regalata da Dio e facciamoci aiutare da una poesia di D.M. Turoldo da Canti ultimi.

Per un atto d’amore

Altro ora nell’impazienza di vederti mi preme sapere, Dio: 

quanto del nostro male ti sia imputabile, 

del male che anche tu paghi,

di questo mostruoso male pure per te inevitabile:

in cosa possiamo dirci tua immagine,

se per questa infinita inquietudine o per l’illusione di essere noi “onnipotenti” 

ora che tu, per creazione,  più non lo sei

né puoi esserlo a causa del pauroso dono: 

Tu libertà non puoi più negare se da noi quanto attendi e brami è solo un atto d’amore. 

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