Seconda traccia sulla vita interiore: dono, appello, esigenza, pellegrinaggio

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Ci sono giorni in cui ogni cosa che vedo mi sembra carica di significati, messaggi.  Che mi sarebbe difficile comunicare ad altri, definire, tradurre in parole, ma che appunto per ciò mi si presentano come decisivi.  Sono annunci o presagi che riguardano mee il mondo insieme e di me non gli avvenimenti esteriori dell’esistenza ma ciò che accade dentro, nel fondo; e del mondo non qualche fatto particolare ma il modo d’essere generale di tutto. Comprenderete dunque la mia difficoltà a parlarne, se non per accenni.

Italo Calvino

La vita interiore è un dono che scopriamo nel cuore del cuore di noi stessi. Affermo questo per non cadere nella tentazione di pensarci noi i soli autori di noi stessi, delle nostre scelte, della nostra vita. Dire che è un dono significa accogliere il fatto che questa vita c’è a prescindere dalla nostra adesione o meno, dalla nostra fede o non fede, dalla nostra volontà o capacità di metterci in dialogo con essa. Come la vita c’è ed è donata dall’amore dei nostri genitori, così la vita interiore è presente in noi ancora prima di averne la consapevolezza. Essa ci precede nel cammino della nostra vita.  Solo per il fatto che esisto, ho un’interiorità che fa parte del mio essere creatura pensante.  La vita interiore è quel briciolo di mistero che sentiamo di essere e di avere in ciascuno di noi. Per i cristiani dire vita interiore significa affermare e accogliere che c’è in noi una scintilla di Dio che chiamiamo Spirito Santo. 

A conferma che la vita interiore è un dono che dimora in noi e che ci appella e che non abbiamo scelto sta – per esempio – nel fatto che a volte sentiamo il bisogno di fermarci, di avere tempo e spazio dove poter far riposare non solo il corpo, ma il cuore e la mente per ritrovare se stessi o semplicemente per fare il punto della propria situazione. Ci sono momenti, infatti, della nostra vita in qui la vita interiore bussa dolcemente o con forza alle porte del nostro cuore o della nostra mente e invoca la nostra attenzione.

In fondo quando diciamo di aver bisogno di pensare, di ritirarci, di staccare dalle solite cose, diamo voce alla vita interiore che esige da noi attenzione e ascolto. Non si tratta di una voce che viene dall’esterno, ma dal profondo di noi stessi, dal nostro mondo interiore, intimo. L’aspetto che ci dovrebbe stupire è che questa esperienza è immediata, la riconosciamo subito come una voce bella, che ci vuole bene e che finché non la assecondiamo non troviamo pace. 

Questa vita interiore, dono e appello, esige attenzione, esige di essere ascoltata. 

Nel mondo biblico abbiamo alcuni esempi. La storia della salvezza comincia con l’appello rivolto ad Abrano: LEK- LEKÀ, che tradotto è va verso te stesso (Genesi 12,1). In Isaia 46,8 troviamo: ritornate al vostro cuoreSan Paolo in Efesini 5,14Svegliati tu che dormi.  

La vita interiore si fa sentire soprattutto quando non corrispondiamo a quello che siamo e non siamo coerenti con quell’IO che si è rivelato a noi cercando di rispondere alla domanda “Chi sono”?.

La preoccupazione della vita interiore è aiutarci a rispondere a questa domanda e, poi, aderire alla risposta. Quando moriremo non ci sarà chiesto: Perché non sei stato San Paolo, San Matteo, sant’Abramo, san Francesco, ma ci sarà chiesto: perché non sei stato te stesso? Perché non hai aderito alla verità di te stesso? Anche il tale del Vangelo di Mc 10,17-22 era un uomo privo di identità, bisognoso di trovare senso e risposta al suo chi sono e incontrando Cristo, che lo invitava ad andare al fondo di se stesso, ha rinunciato cadendo poi nella tristezza.  Scrive Luciano Manicardi priore di Bose: la vita interiore è essenziale a ogni uomo per diventare uomo, per assumere con responsabilità la propria identità e verità. 

Se la vita interiore è un dono che provoca, chiama la nostra attenzione ed esige una risposta, possiamo affermare che addentrarci in essa, scoprirne la profondità e la bellezza, chiede un movimento, un esodo, un uscire dalle solite cose per entrare nel cuore stesso della nostra vita. Siamo chiamati a intraprendere un viaggio, un pellegrinaggio interiore. Scrive Dag Hammarskjold il viaggio più lungo è il viaggio interiore in Tracce di cammino

Il viaggio interiore, come ogni viaggio che si rispetti, chiede l’umiltà del cercatore, la sete del viandante, la perseveranza del pellegrino consapevoli che ciò che cerchiamo è già vicino e già ci viene incontro, perché siamo noi stessi e noi stessi con Dio che arde dal desiderio di incontrarci lì, nel cuore del nostro cuore. 

In Deuteronomio capito 30 c’è un passaggio in riferimento alla Parola di Dio che si può applicare felicemente al pellegrinaggio nella la vita interiore.: La Parola di Dio “non è troppo alta per te, né troppo lontana da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi nel cielo per prendercela e farcela udire perché lo mettiamo in pratica?” Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare per prendercela e farcela e noi la possiamo mettere in pratica?” Anzi, questa parola è molto vicina a te; è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica”.  

Questo pellegrinaggio è un viaggio più in profondità che in estensione e non si esaurisce mai. È la stessa ricerca del senso della vita, della verità interiore, è viaggio verso e attraverso l’interiore di sé. Il poeta mistico, Angelo Silesio (1624-1677) scrive, nella sua opera Il pellegrino cherubico: O cristiano, dove corri? Il cielo è in te; perché dunque lo cerchi a un’altra porta?. 

La vita chiede di viaggiare, la vita obbliga a viaggiare.
Per via accade qualcosa
di importante o almeno può accadere…

Rumi

tutto è dentro…

3 risposte a "Seconda traccia sulla vita interiore: dono, appello, esigenza, pellegrinaggio"

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  1. Finalmente ho capito… ho capito cosa devo fare… sei stato Luce… il viaggio è appena iniziato ma almeno ho capito qual è la strada…GRAZIE!

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