Prima traccia sulla vita interiore: Chi sono?

Ho pensato di offrire ogni venerdì di quaresima brevi riflessioni sulla vita interiore sperando possano essere utili per il cammino di ciascuno. Come scrivevo alla presentazione di questo sito in Frammenti dell’’invisibile, uno dei motivi per cui ho deciso di creare questo spazio è la visibilità, ossia il bisogno di essere visto, di essere visibile ai più, di non essere trasparente ai miei occhi e agli occhi degli altri.   Questa urgenza di apparire è tipico del nostro tempo nel quale siamo immersi e questa necessità di essere visibile nasconde ovviamente delle insidie quando si trasforma in un circolo vizioso di ricatti affettivi e presunzione. Affinché questa urgenza interiore non ceda alla deriva narcisistica e la nostra vita dipenda dal solo riconoscimento dell’altro – seppur necessario – è imprescindibile coltivare un dialogo con la propria vita interiore.  Il tentativo è quello di segnare delle piccole tracce di cammino per aiutare questa relazione a chi ne sente il bisogno e l’utilità.

Christian Bobin, in Elogio del nulla, scrive: La vita riesce a scovarci anche quando nessuno sa più dove siamo, neanche noi. Per quanto lontani ci troviamo, essa si apre sempre un varco fino a noi. Per quanto grande sia la nostra volontà di evitarla, di fuggirla, essa arriva e si prende gioco di noi, dei nostri progetti, della sapienza dei nostri calendari.

Quando parlo di vita interiore non intendo immediatamente chissà quale dimensione spirituale, celeste, o cos’altro di irraggiungibile. Essa, infatti, come ci insegnano molti maestri spirituali, è vicina a noi stessi, è dentro noi stessi e cresce, lavora in noi con la nostra storia, con i nostri affetti, nei nostri pensieri e desideri e chiede continuamente cittadinanza a noi che distratti non sempre ci accorgiamo di lei. 

Come scrive Christian Bobin, la vita (interiore) riesce a scovarci sempre. Essa ha la capacità di aprirsi un varco in noi e, se non le diamo ascolto, arriva prendendosi gioco di noi, dei nostri tempi, delle nostre priorità. Basta una brutta giornata, un mal di denti, una storta alla caviglia, per ricordarci che non siamo imbattibili. Oppure giunge a noi un tempo di pandemia, come quello che stiamo subendo, per obbligarci a fermarci e iniziare a percepire in modo totalmente diverso lo spazio, il tempo, il corpo che ci sono donati. Molti si sono accorti della difficoltà di gestire questo spazio e tempo inedito. Altri hanno vissuto con dolore la solitudine e il silenzio per l’impossibilità di entrare in relazione con gli altri. Tutto questo perchè, probabilmente, ci siamo resi “inabili” all’ascolto di noi stessi in relazione al tu e al mondo e incapaci a rimanere dove non vorremmo stare. Allora perché la vita interiore non ci sorprenda come un ladro e con prepotenza si prenda gioco di noi, dei nostri progetti, dei nostri calendari, dobbiamo iniziare col rispondere a queste domande: dove ha inizio la vita interiore? Come intraprendere un cammino? Semplice! La vita interiore trova la sua origine nel tentativo di rispondere alla Domanda: CHI SONO?  Una domanda scomoda, che potrebbe star stretta, che si vorrebbe a volte sfuggire. A questa domanda non c’è una risposta unica e qui sta la fatica e la ricerca insieme. La risposta a questa domanda trova, infatti, possibili risposte solo all’interno di un dialogo autentico tra l’io, il tu e il mondo. Queste realtà, come possiamo ben intuire, sono mutabili nel tempo e così anche la risposta alla domanda chi sono può cambiare nel tempo. Ogni fase della nostra esistenza ha bisogno di riporsi la medesima domanda e cercare sempre nuove vie di risposta.  La vita interiore parte sempre da qui: CHI SONO? Platone diceva: Non conduce una vita umana chi non s’interroga su di sé. Questa domanda ci aiuta chiamare per nome noi stessi, le cose che ci circondano, i problemi, le paure e le scoperte che possiamo vivere. Essa apre la via maestra alla vita interiore, a quel lavorio che prende sul serio la propria unicità, la propria identità, il proprio volto e il proprio nome come compito da realizzare. Unicità che invoca di essere ascoltata e realizzata.

Michel Evdokimov scrive in Aprire il proprio cuore: Complesso, ricco, mutevole, come la vita, il cuore sfugge a ogni indagine  puramente razionale. Questo percorso sulla vita interiore, dunque, trova origine, fonte, in quel tentativo di declinare quel io sono e dimora nel profondo di sé stessi. I padri del deserto chiamano questo luogo: cuore. Attenzione, quando parliamo di cuore nella vita interiore, non si intende solo l’organo della vita perché pompa il sangue a tutto il corpo e nemmeno solo la sede del sentimento, dell’amore, ma piuttosto questo, quello e l’organo della conoscenza insieme. Il cuore – secondo la Bibbia e la tradizione cristiana orientale – è il trono della ragione. Luogo dove maturano sia i sentimenti che le scelte, le sofferenze e le promesse da realizzare, la ragionevolezza che fa meditare e attendere e la passione che muove, sprona, stana. Scoprendo la nostra vita interiore, siamo chiamati e  sollecitati a compiere un tuffo all’interno di noi, al cuore del cuore di noi stessi, dove è possibile intravvedere le risposte alla domanda che sta sullo sfondo della vita di ciascuno: chi sono?.  Il cuore è al centro della vita, all’interno di tutte le nostre attività, gli affetti, i pensieri, le ragioni, i sentimenti, le emozioni che tessono la trama delle nostre relazioni, delle nostre esistenze. Si può identificare come l’io profondo dell’individuo dove risiedeva totalità della persona. 

Il profeta Osea scrive: Perciò, ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Non dimentichiamo: Dio parla al cuore. Egli narra al cuore dell’uomo di ogni tempo le sue tenerezze e in questo intimo incontro ogni padronanza si trasfigura in libertà, ogni malignità si trasforma in benevolenza e amore, ogni legame spezzato si rigenera in nuove alleanze, in rinnovati fidanzamenti e conosceremo il Signore e conosceremo noi stessi.

In sintesi: per stare in un cammino di vita interiore vai al cuore di te stesso e chiediti chi sei? E se sei credente – e perchè no anche se non lo sei – non stupirti di sentire nel cuore del cuore di te stesso la voce di DIO che ti parla.

            

5 risposte a "Prima traccia sulla vita interiore: Chi sono?"

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  1. Grazie don! Queste tue parole sono perle di saggezza! Hai colpito nel cuore…!
    Fermiamoci e.. Con la preghiera.. I silenzi.. Le catechesi… Arricchiamo e approfondiamo la conoscenza con noi stessi e con il nostro Signore Misericordioso!!!

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  2. Grazie don Vanjo! E mi viene davvero da dirle…che scrive con il cuore…praticamente in quello che ha scritto c’è tutto quello che basterebbe chiedersi in questa nostra esistenza . Già leggendo si inizia una profonda riflessione…e fa pensare a quanto può fare un cuore puro…

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    1. Chi sono?
      Oggi sono un cuore inquieto,
      sono creatura assetata di Dio, mendicante d’Amore,
      sono fragilità e peccato,
      ma anche madre accogliente e figlia amata..
      Ogni giorno la vita mi svelerà chi sono, ma la mia fiducia e speranza è nel Signore, a Lui mi affido.
      Grazie Don Vanio!

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