Artisti di prossimità

qui le letture: http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20210516.shtml

Ascensione?

Oggi celebriamo la festa dell’Ascensione del Signore.

Una festa bella perché Gesù torna nel seno del Padre, nel cuore della Trinità da dove è venuto.

Una festa dolorosa perché se ne va.  Il Signore se ne va. Il Signore sembra abbandonare i suoi e lasciandoli soli. 

Una festa sorprendente per tutti per i cieli e per la terra.

Perché? Perché Dio cambia, muta in se stesso. Questa frase potrebbe rappresentare un’eresia. Dio è descritto e conosciuto come l’essere perfettissimo, l’immobile, onnipotente, immutabile, colui che non cambia. Eppure la Trinità prima dell’incarnazione e dopo l’ascensione di Gesù non sarà più la stessa. Che cosa è successo? Il Figlio è ritornato al Padre con tutta l’umanità, con la nostra stessa carne e, soprattutto, con un corpo ferito, con le ferite dei chiodi. E così possiamo affermare che Dio è cambiato. La Trinità è cambiata. Nel cuore stesso del Dio Trino e Uno si è aggiunta la nostra stessa carne, tutta la nostra umanità, grazie a Gesù.

Ecco perché è una festa sorprendete: non è bastata l’incarnazione, non è bastata la croce, non sono state sufficienti le ferite nel corpo risorto… ma tutta la Trinità cambia, l’equilibrio d’amore e di comunione tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo cambia perché si inserisce a pieno titolo tutta l’umanità, siamo inseriti noi. La nostra carne, le nostre scelte di amore, il bene che facciamo è già comunione con la Trinità.

Il vangelo

Ci sono dei segni che dovrebbero accompagnare i figli di Dio, i veri discepoli del Signore che hanno ricevuto la missione di andare in tutto il mondo a predicare il vangelo:

1. scacceranno il demonio nel nome del Signore;

2. parleranno lingue nuove;

3. prenderanno in mano serpenti;

4. se berranno qualche veleno non recherà loro danno;

5. imporranno le mani ai malati e questi guariranno.

I discepoli del Signore sono discepoli di una relazione di amore che necessariamente si manifesta nella sua vita. Se il discepolo del Signore non è manifestazione di amore non può chiamarsi veramente discepolo e le prime manifestazioni di questa relazione sono ben descritte nel vangelo di oggi. 

1. Scacceranno il demonio nel nome del Signore: tutti noi siamo chiamati a scacciare il male ed essere segno di bene. La vita del discepolo del Signore è una lotta continua contro tutto ciò che impedisce all’amore di crescere, verso tutto ciò che divide e spezza la fraternità e ci separa dal rapporto con Dio.  

2. Parleranno lingue nuove: siamo chiamati a imparare un linguaggio nuovo. Un linguaggio comprensibile, carico della presenza di Dio e che trova il suo “vocabolario” fra le parole del vangelo stesso. Un linguaggio che tutti possono comprendere senza essere feriti, impoveriti, sminuiti. Il linguaggio dell’amore autentico che sa attendere, rispettare, fare silenzio, non usare l’altro, ma rispettarlo in tutto nella sua persona, nelle sue capacità, nei suoi limiti, nel suo corpo. Quell’amore che sa incontrare, perdonare, ascoltare, cercare e mettersi in disparte, ritirarsi, se necessario per far emergere l’altro

3. Prenderanno in mano serpenti: ci sono situazioni pericolose da affrontare da prendere in mano, senza paura e, con la forza del Signore, combattere saldamente aggrappati a Lui. Quali sono i nostri serpenti? Mah… parenti? Amici? Malattie? Tutti queste persone o luoghi possono diventare per noi come dei serpenti pericolosi: il Signore ci invita a non temere perché non ci faranno alcun male se rimaniamo in Lui. 

4. Se berranno qualche veleno non recherà loro danno: neppure il veleno può recare danni permanenti al discepolo del Signore. Il veleno della morte, del peccato, delle inimicizie, il veleno della solitudine, della paura, della depressione, del giudizio, dell’accusa… nessuno di questi veleni può ferirci mortalmente a patto che restiamo fedeli al Signore della vita. 

5. Imporranno le mani ai malati e questi guariranno: discepoli del Signore? Significa essere artisti di prossimità che con creatività non smettono di trovare vie di vicinanza tale da guarire – almeno – i cuori di chi vive qualsiasi genere di malattia.

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