Alza lo sguardo e vedi!

Come posso mettere questo davanti a cento persone?

Oggi la parola di Dio ci obbliga a sostare, a fermarci per riflettere sulla possibilità dell’impossibile. Non è un gioco di parole: tutte le letture che abbiamo appena ascoltato ci sospingono e ci annunciano che con il Signore l’impossibile diventa possibile. La fame è occasione per sfamare, la pochezza si trasforma in abbondanza, l’insopportabile diventa sostenibile. 

La Parola annuncia a ciascuno di noi: “Non dire mai a te stesso: non ce la posso fare!”. Non abbatterti dicendoti: Come posso io da solo fare la differenza del vangelo? Essere segno della chiesa?”. 

Per il discepolo del Signore non esiste l’impossibile, non esiste l’insostenibile, l’inarrivabile. 

Per il discepolo del Signore che si fida di Dio, tutto può essere occasione di abbondanza, di possibilità, di luce nelle tenebre, in una parola di risurrezione. 

Conservare l’unità

Certo, questo annuncio, anche se bello da accogliere e consolante sembra, sia oggettivamente che soggettivamente, impossibile e insostenibile. Forse è davvero troppo per noi. 

Come fare, allora? Come credere? 

Quale salto di qualità è chiesto alla nostra comunità e a ciascuno di noi personalmente per rendere possibile qualsiasi gesto d’amore

Essere abbondanza. 

Grembo sempre vuoto per accogliere. 

Abbraccio che mai si chiude in braccia conserte. 

A questa domanda viene in nostro aiuto San Paolo nella sua Lettera agli Efesini. Egli ci aiuta profondamente, esortando i cristiani di Efeso a sopportarsi a vicenda nell’amore, ad avere a cuore di conservare l’unità dello spirito, ossia la comunione, perché con il Battesimo siamo un solo corpo, una sola speranza, una sola fede, una sola famiglia dell’unico Padre.  

San Paolo ci ricorda che ogni qualvolta in noi nasce la paura dell’impossibilità, il pensiero di non avere la forza per compiere qualcosa di buono, di essere testimoni che annunciano che c’è un altro modo di vivere, di amare, di “giudicare” allora stiamo perdendo il senso della comunione, la forza della comunità, la bellezza di essere protagonisti in questa nostra chiesa amata e ferita. 

Cinque pani e due pesci

Ora, in questo nostro tempo, tutto diventa difficile. Non c’è giorno senza paura, senza rabbia. Non c’è momento in cui non si trovi qualcuno che si lamenti, che imprechi, che protesti. Tutto può diventare un pretesto per ferirci gli uni gli altri. C’è il mio diritto, la mia casa, il mio lavoro, le mie ragioni, il mio piccolissimo mondo – perché di piccolissimo mondo si tratta – le mie cose, la mia giustizia, la mia libertà assoluta (=sciolta da tutto e tutti) – che poi non esiste.  

A volte mi sembra che abbiamo uno sguardo così piccolo, così autocentrato su di noi stessi, sul nostro piccolo mondo, che se solo alzassimo un po’ la testa ci accorgeremo che dall’altra parte c’è un volto che chiede aiuto, una mano che invoca la mia mano, uno sguardo che prega la mia presenza, un cuore che ha fame del mio possibile bene. 

Gesù con quei cinque pani e i due pesci, offerti non a caso da un bambino – così libero da tutte le incrostazioni degli adulti- con quella pochezza insostenibile per tante persone, offre da mangiare a tutti. Egli alza lo sguardo. Egli vede e sente la fame di quelle persone. Incrocia i volti, che si fanno vita, storia, lacrime.  Gesù vede e ama. 

Ecco cosa ci è chiesto: fai l’impossibile con quello che sei e puoi! Sii comunità! 

Impariamo a sopportarci con amore. Scegliamo e custodiamo la comunione. 

Chiediamoci quali sono i nostri cinque pani e due pesci da portare al nostro Dio per permettergli di compiere in noi e con noi grandi cose, ampi atti d’amore capaci di zittire ogni brusio di discordia.  


Le letture di questa domenica le puoi trovare

qui

2 risposte a "Alza lo sguardo e vedi!"

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  1. Avevo bisogno di sentirmi dire: “non dire a te stesso non ce la posso fare”
    Grazie Don Vanio! È sempre un dono ascoltare i tuoi commenti al Vangelo!

    "Mi piace"

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