Nel mentre di Dio

In ogni MENTRE di Dio

Mi colpisce sempre questo Dio che si mette in cammino per le strade di Gerusalemme. San Marco evangelista, inizia così il suo vangelo: Mentre Gesù andava per la strada… C’è un libretto straordinario di Christian Bobin, un autore francese, intitolato: L’uomo che cammina. In questo piccolo libretto cerca di narrare la vita di quest’uomo, Gesù, che non ha fatto altro che camminare. Vi leggo una parte per comprendere di cosa sto parlando: 

Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e poi là. Trascorre la propria vita su circa sessanta chilometri di lunghezza, trenta di larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe che il riposo gli è vietato. Quello che si sa di lui lo si deve a un libro. Se avessimo un orecchio un po’ più fine, potremmo fare a meno di quel libro e ricevere notizie di lui ascoltando il canto dei granelli di sabbia, sollevati dai suoi piedi nudi. […] Tutto quanto può essere detto su quest’uomo è in ritardo rispetto a lui. Conserva una falcata di vantaggio e la sua parola è come lui, incessantemente in movimento, senza fine nel movimento di dare tutto di sé stessa. Se ne va a capo scoperto. La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine. (cfr. pp. 9-11)

Gesù camminava per le strade della sua terra. Egli ha passato gli ultimi anni della sua vita a camminare perché riteneva di avere qualcosa da dire, perché credeva fermamente che il suo annuncio era la condizione senza il quale l’uomo si sarebbe perso e, quindi, non aveva tempo da perdere, non poteva mancare all’appuntamento con gli uomini e le donne del suo tempo e del nostro tempo e di tutti tempi

Tutta la sua vita sta nel mentre Gesù cammina. Il mentre di Dio è lo spazio della sua presenza nella vita degli uomini. Gesù è l’uomo che cammina per sempre e per le strade per incontrare gli uomini, per incontrare noi e noi siamo chiamati a essere: uomini e donne con la missione di scorgerlo fra le pieghe della nostra vita e fra la gente, tra i fatti quotidiani, nella nostra famiglia, nel lavoro, nei nostri errori.  

Insomma, ci è chiesto di fermarci ogni tanto e di guardare a sé stessi e porci la domanda: Gesù dove stai passeggiando nella mia vita? In quale mentre della mia e tua quotidianità ci possiamo incontrare?

Gettandosi in ginocchio gli domando: Maestro buono

E nel mentre di Gesù arriva un tale. Un uomo qualunque, uno di noi. Il tale si getta ai piedi di Gesù, tipico gesto del discepolo. Il suo corpo rivelava la sua adesione a quel Maestro Buono. Da non dimenticare che nella tradizione ebraica l’aggettivo Buono spetta solo a Dio e a nessun altro. Eppure questo tale chiama Gesù, Maestro Buono: come dire “ti riconosco come mio maestro gettandomi ai tuoi piedi ma ti considero Buono – come Dio. Sei di più degli altri maestri incontrati per la strada”

Quel tale cerca la felicità, quella vera, quella che non si scalfisce e fa germogliare la vita. Il tale era un buon uomo, bravo obbediente, ma la legge senza l’amore fiduciosa non dona la felicità. È necessario un abbandono. È necessario un abbraccio che va aldilà della legge, che va oltre il peccato, che sa solo toccare e sanare e amare e, finalmente, liberare.  

Fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse

Gesù prova ammirazione, ma l’uomo che cammina non rimane ferma e fa camminare chi è con lui fisicamente, interiormente. Ora tocca fare il passo successivo e decisivo: se vuoi avere la vita eterna – il Tutto – lascia ciò che ti rendere ricco e, poi, Gesù gli dona quella forza per poter dire di sì: Fissò lo sguardo su di lui e lo amò.Non è possibile nessuna conversione, nessun discepolato senza aver fatto almeno una volta l’esperienza di questo sguardo su di sé. Gesù lo sa e ama quel tale per dargli la forza di dire di sì, pur lasciandolo decisamente libero da ogni condizionamento. 

Un amore nel quale non si può rimanere indifferenti: si fece scuro in volto e se ne andò rattristatoUn amore che chiede conto a noi di sé.

L’amore invoca risposta e se questa non avviene non c’è indifferenza, ma un no e quel tale dovrà rendere conto del suo no, anche se la sua reazione è già rivelazione, una drammatica rivelazione: tristezza, volto scuro, buio. 

E la nostra risposta?

Il nostro sguardo nel suo?

E il nostro passo?


Le letture le puoi trovare

qui

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: