Sii pesante!

Deponi le vesti del lutto

SOVVRABONDARE. Questa è stata la parola con cui ci siamo lasciati domenica scorsa. San Paolo ci invitava a sovrabbondare nell’amore vicendevole. Non ci era chiesto di amare e basta, di amare come noi stessi e di amare come Gesù. Ci è stato chiesto di sovrabbondare nell’amore. Lo abbiamo fatto? Almeno una volta in questa settimana? Forse vivere in pienezza la prima settimana di Avvento stava nel realizzare almeno un gesto di sovrabbondanza. Dunque in cosa abbiamo sovrabbondato? In amore, in carità, in accoglienza, in rabbia, in cattiveria, in paura? 

Oggi seconda domenica di avvento il profeta Baruc ci consegna una nuova parola: GLORIA. 

Il testo del profeta, bello, ricco, colmo di speranza e luce nuova per un popolo che ha vissuto la schiavitù, la sofferenza, l’abbandono e la non fede chiede di deporre le vesti del lutto e dell’afflizione e di rivestirci dello splendore della GLORIA

Come a dire inizia, ora, questo nuovo tempo, questa seconda settimana di avvento, cercando di trovare tutto quello che in te porta l’odore cattivo della morte, del peccato e della sofferenza, delle lacrime. 

Cosa pesa nel cuore in questo tempo?

Cosa mi rende triste, depresso, privo di speranza?

Cosa mi ferisce o chi mi ha ferito?

Rivestiti dello splendore della Gloria

Ecco un bel esercizio da compiere in questa settimana. Dopo aver risposto a queste domande facciamo quello che ci chiede il profeta: deponiamo queste vesti scure e pesanti e maleodoranti che portiamo nella nostra vita e indossiamo la GLORIA. 

Ma che cos’è la Gloria? Il termine dell’Antico Testamento che esprime il concetto di gloria è kabōd: tale termine implica l’idea di peso. Il peso di un essere nell’esistenza definisce la sua importanza, il rispetto che ispira, la sua gloria. Per l’ebraico, a differenza del greco e delle lingue moderne, la storia non indica tanto la fama, quanto il valore reale, stimato dal suo peso.

Indossare lo splendore della Gloria significa indossare il “peso” di Dio. Peso non nel senso negativo del termine, ma peso come importanza, forza, fonte di ispirazione. E ancora peso di chi lascia un segno importante e bello nella storia. 

Ecco cosa ci è chiesto in questa seconda settimana di avvento: rivestirci della meravigliosa e leggera pesantezza di Dio che accarezza l’umanità con la sua presenza senza obbligare nessuno, che ama gratuitamente, che segna la storia di ciascuno senza mai ferire. 

Voce di uno che grida nel deserto

E poi c’è Giovanni Battista nel Vangelo. Mi colpiva la parola VOCE. Giovanni è solo una voce che grida nel deserto ed è stato bello scoprire che la parola Gloria nella sua etimologia porta in sé anche il significato di grido, di colui che grida per farsi vedere, per farsi sentire. Giovanni è solo una voce ma è una voce ricolma di Gloria. La sua voce ha avuto un peso nella storia degli uomini da segnarla per sempre. 

Mi chiedo cosa faccio con la mia voce e della mia voce. Quali parole uso? E come comunità quali parole usiamo? Che voce? Che segno portiamo nella nostra storia, nelle nostre famiglie, nella nostra comunità?

Quale voce? Quale gloria… con la nostra voce, con la nostra vita? 


Le letture le puoi trovare

qui

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