Ho fatto quello che dovevo fare?

Domanda: ho fatto quello che dovevo fare!? Ecco come un cristiano dovrebbe concludere le proprie giornate. Con questo versetto di san Luca: ho fatto quello che dovevo fare. Allora sorge una domanda legittima: che cosa deve fare un discepolo del Signore per poter dire: ho fatto quello che dovevo fare? Per rispondere scorro la parola di Dio di questa domenica, che mi sembra illuminate. 

1. La prima parte della prima lettura, del profeta Abacuc, è drammatica. “Grido: Violenza e non ascolti“. Ci presenta un Dio spettatore, silenzioso, che non interviene contro i mali dell’uomo e del mondo. Allora sorge, dalla terra, il grido dell’uomo verso Dio e contro Dio. Chissà se guardando i TG di questi giorni, che ci mostrano immagini di violenza, è sorto anche in noi un urlo. 

E noi di fronte a questi TG? Non abbiamo gridato contro e verso Dio per questi uomini, donne e bambini? Allora chi è il cristiano? 

È colui che grida verso Dio e contro Dio e non solo per i propri mali e dolori, ma anche per i mali, i dolori e le ingiustizie che sono presenti nel mondo. Il discepolo è chi si fa carico di quello che vede e sente e ne fa preghiera e dialogo con Dio. Ho fatto quello che dovevo fare? Se ho gridato così, Sì, altrimenti no.

2. Una seconda risposta sta nella seconda parte del testo di Abacuc! Per grazia, Abacuc, non si ferma al dramma e al silenzio di Dio. A un certo punto ci offre una parola: “Dio RISPOSE!”. Che Parola meravigliosa! DIO RISPOSE! RISPOSE! Ecco una parola su cui siamo chiamati a RIPOSARE. È una parola che dona respiro, che ci fa maturare uno spirito di fiducia. Dio non rimane in silenzio per sempre, Dio risponde, (DIO RISPOSE), e dice che ci sarà un TERMINE, una scadenza, una Fine al male! Il discepolo è colui che grida, ma insieme coltiva la profonda fiducia che Dio risponde prima o poi. Dio porrà fine al male. Ho fatto quello che dovevo fare? Se coltiviamo questa fiducia e riposiamo si questa parola, RISPOSE, allora Sì, abbiamo fatto quello che dovevamo fare. 

3. Altro atteggiamento è ALLENARSI ALL’ATTESA. Abacuc scrive: “se indugia (la risposta di Dio) attendilo”. Se Dio tarda a rispondere, rimani, attendi, non tarderà. Allenati nell’attesa, ossia allenati nella speranza. Ho fatto quello che dovevo fare? Se mi sono allenato in questa fiduciosa attesa, allora Sì. Se ho coltivato uno spirito di fiducia, di speranza allora sì! Non l’ho fatto? Domani siamo chiamati a impegnarci di più. 

4. Continuiamo la nostra riflessione con San Paolo. “Non avete ricevuto uno spirito di timidezza, ma di forza, carità e prudenza!”. Forza, carità e prudenza. Il cristiano non è un timido o un tiepido. Il cristiano è un uomo/donna forte. Ma la forza da sola rischia di diventare violenza, allora la forza accompagnata alla carità, all’amore. E infine, l’amore deve essere accompagnato alla prudenza, al discernimento. Per esempio: i genitori a volte per amore devono dire di no, al figlio, che può anche soffrire, ma i no per amore sono quelli che nascono da un amore prudenziale. Allora il discepolo è colui che annuncia con forza nell’amore prudente la vita evangelica. Ho fatto quello che dovevo fare? 

5. Anche il vangelo ci offre uno spunto per la nostra riflessione. Una parola su cui RIPOSARE, sostare: “Signore, accresci in noi la fede!”. Signore accresci in me la fede. Gli apostoli stavano con Gesù in carne e ossa, hanno sentito la sua Parola “efficace” e divenire miracolo eppure, nonostante la loro posizione privilegiata e vicinissima a Gesù, a un tratto non si capiscono più e pronunciano questa umile e profonda preghiera: Accresci in me la fede! Il cristiano è colui che, alla fine della sua giornata, pronuncia questa preghiera nel profondo del cuore, accresci in me la fede, che aiuta ad avere un atteggiamento umile e di continuo cammino, sempre. Ho fatto quello che dovevo fare? Se sorge dalle nostre labbra questa preghiera, allora Sì!


Le letture le trovi qui


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