Mi-do-del-tempo per prendere-posizione

Fece una frusta di cordicelle

Mi-Do-Del-Tempo

Oggi, la parola ci sospinge ad andare ancora più in profondità. In questo cammino quaresimale il Vangelo offre a noi la possibilità, se la vogliamo accogliere, di entrare nel segreto del nostro cuore, di aprire lo scrigno della nostra esistenza per fermarci e riflettete. Mi piace pensare che la parola del Vangelo, oggi, ci regala un nome nuovo che potrebbe “suonare” così: mi-do-del-tempo.  Ecco il nome nuovo da assumere in questa terza settimana di cammino verso la Pasqua: “mi-do-del-tempo”. Sì ci diamo del tempo per piegarci verso noi stessi e interrogarci sul rapporto che abbiamo instaurato con il nostro Dio, sul mio rapporto personalissimo con il mio Signore.Mi chiamo mi-do-del-tempo perché in questa settimana di Quaresima certamente mi fermerò, darò uno stop alla frenesia di ogni giorno per assaporare il rapporto con il Signore della nostra vita. Il Signore Gesù, infatti, nel vangelo, vede i mercanti nel tempio e prima di agire si fa una frusta con delle cordicelle. Un dettaglio apparentemente superfluo, che l’evangelista poteva tralasciare ma non lo fa. Allora è importante se dopo duemila anni ancora ritroviamo questo passaggio. Gesù si fa una frusta di cordicelle. Eppure in lui stava crescendo la forza a quel disordine nella casa di Dio ma non reagisce immediatamente, non fa una sfuriata, ma prima prende del tempo. Gesù si-da-del-tempo quello necessario per cercare le cordicelle, legarle fra loro per farne una frusta e, probabilmente, in quel tempo, fosse anche limitato, ha certamente pensato a cosa fare, come dire, che gesti compiere. Mi ricorda lo stesso Gesù che davanti alla donna adultera mentre tutti bramavamo il suo giudizio su di lei, lui cosa fa? Si inginocchia a terra e scrive: Gesù prende tempo.  

Prendiamoci del tempo se non lo abbiamo ancora fatto. 

Prendiamoci del tempo quando l’ira ci vorrebbe condurre a spezzare le relazioni.

Prendiamoci del tempo quando la paura ci paralizza il cuore. 

Prendiamoci del tempo quando il rancore scava il vuoto nell’animo. 

Prendiamoci del tempo quando l’amore per Dio e il prossimo si affievoliscono.

Prendiamoci del tempo quando è la fretta a voler guidare le nostre scelte.

Prendiamoci del tempo quando la lingua vorrebbe parlare mentre le è chiesto di tacere.

Prendiamoci del tempo.  

Prendo-posizione

E dopo aver preso il tempo necessario per fare la cordicella Gesù agisce e lo fa con forza, con chiarezza, con fermezza, senza lasciare spazio a interpretazioni. E così da essere tutti dei mi-do-del-tempo siamo chiamati a divenire dei prendo-posizione. Gesù nel suo darsi tempo costruendo la frusta, decide una posizione contro i mercanti e prende quella posizione e tutti se ne accorgono diventando grido, protesta, azione, monito per tutti. Oggi, noi, mi-do-del-tempo, siamo chiamati ad accogliere anche questo nome “prendo-posizione”. Mi do del tempo per prendere posizione.  Ogni giorno infatti siamo chiamati a occupare una posizione. Ognuno di noi in famiglia, al lavoro, nel tempo libero, a scuola e in questa pandemia abbiamo delle posizioni e ne prendiamo di nuove continuamente. Le domande che possiamo porci sono: come prendo questa posizione? Quale altre posizioni sono chiamato a prendere? Se non ci diamo del tempo, il rischio è prendere posizioni sbagliate o non prenderne affatto e se questo accade potranno essere altri a prenderle per noi, a occuparle, a occuparci. 

Gesù prende posizione e noi?

Prendiamo posizione contro il male.

Prendiamo posizione per il bene. 

Prediamo posizione per crescere nell’amore.

Prendiamo posizione per essere comunione.

Un mercato!

Gesù prende posizione contro i mercanti e i cambiamonete, che in realtà erano lì, in quel luogo non in modo illegittimo. Era previsto, che all’ingresso del tempio i mercanti e i cambiamonete fossero presenti, per accedere al tempio compiendo le offerte a Dio necessarie secondo la tradizione, rispettando le leggi del culto. 

Allora, perché Gesù se la prende tanto? Dove sta il cuore del problema? Gesù va in profondità. Egli quando parla del Tempio, della casa del Padre, si riferisce al Santo dei santi, dove risiede il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe e al suo stesso corpo. La questione non era tanto la compravendita, i cambiamonete, gli animali offerti, Gesù condanna quel modo di credere in Dio segnato da una logica commerciale

Quanto è vera, oggi, questa tentazione? In questo nostro tempo dove tutto e tutti vale e valgono secondo il dare e l’avere, il denaro e il potere, il tutto e il subito, il vendere o, peggio, lo svendersi. Il rischio è che questa dinamica relazionale entri nei nostri rapporti e nel nostro rapporto con Dio.  Gesù ci avverte e ci chiede di darci del tempo per interrogarci se siamo caduti in questo mercato spirituale dove il rapporto con Dio è legato non all’amore gratuito, al tempo donato, al dialogo sovrabbondante, ma al dare e avere, che distruggere i rapporti nel momento in cui non c’è nessun guadagno. 

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